“L’alcol è un aggiunta al divertimento, se vuoi essere uguale agli altri l’alcol aiuta in questo”. È una frase che molti giovani condividono, e che spesso si sente anche da chi, anni dopo, ha imparato sulla propria pelle quanto l’alcol possa essere una trappola.
Dal confronto attraverso intervista doppia tra un gruppo di studenti della scuola secondaria di secondo grado e gli ospiti di una comunità terapeutica emerge una verità condivisa: l’alcol promette libertà, ma finisce per ridurre proprio quella spontaneità che sembra regalare. All’inizio ci fa credere di essere più capaci — di parlare, di divertirsi, di affrontare le proprie paure — ma lentamente toglie lucidità, autonomia, autenticità. Scopriamo insieme il meccanismo che lavora dietro le quinte!
Cosa succede nel corpo quando bevi alcol: dopamina in aumento e corteccia prefrontale inibita
Dal punto di vista neuroscientifico, l’alcol agisce direttamente sui circuiti cerebrali del piacere e del controllo.
1. Stimola il rilascio di dopamina, la stessa sostanza coinvolta nei meccanismi della ricompensa, facendo percepire euforia e disinibizione. A mano che l’alcol entra in circolo, il corpo reagisce con una sensazione di leggerezza crescente. Ci si sente più allegri, meno trattenuti dai propri “limiti abituali”: la timidezza si allenta, l’imbarazzo sembra meno pressante. Le parole vengono più facilmente, si ha l’impressione di essere più divertenti, più brillanti e con la risposta pronta. Anche la risata può arrivare con maggiore spontaneità, e la compagnia degli altri appare più piacevole, naturale.
2. Allo stesso tempo, l’alcol inibisce l’attività della corteccia prefrontale — l’area che regola il giudizio, le scelte e l’autocontrollo, ovvero la parte che ci tiene in carreggiata valutando le situazioni. È per questo che dopo i primi sorsi ci si sente “più coraggiosi”: in realtà è solo il cervello che sta allentando i freni.
Un “coraggio liquido” che è un inganno: come l’alcol altera percezione, memoria e reazioni
In sintesi, questo “coraggio liquido” non è vero coraggio, ma una sospensione momentanea della consapevolezza. L’alcol inganna il cervello facendolo credere più performante, mentre in realtà riduce la coordinazione, rallenta i tempi di reazione e altera la memoria di lavoro, cioè la capacità di mantenere e gestire le informazioni in tempo reale.
Per immaginare cosa accade nel cervello quando l’alcol entra in circolo, pensiamo a una torre di controllo avvolta dalla nebbia. La visibilità si riduce, i radar continuano a ricevere dati ma con una leggera imprecisione: alcuni segnali arrivano in ritardo, altri si attenuano appena compaiono, come se l’intero sistema avesse perso la sua naturale finezza di analisi. È ciò che accade alla corteccia prefrontale quando l’alcol ne rallenta l’attività: le informazioni non mancano del tutto, ma arrivano meno nitide, meno affidabili, e il coordinamento globale si fa più fragile.
Nel frattempo, altrove, una spinta diversa entra in gioco. È la dopamina, che si diffonde come una corrente calda nei circuiti del piacere, rendendo tutto più lieve: i pensieri scorrono più veloci, l’umore si solleva, le sensazioni si amplificano. È un benessere immediato, seducente, che distoglie l’attenzione dai piccoli segnali di disordine che la torre di controllo sta cercando di interpretare.
Il risultato è un paradosso perfetto: mentre il sistema che dovrebbe vigilare perde terreno, quello deputato alla ricompensa si accende. Ci si sente più brillanti proprio quando si è meno lucidi, più sicuri proprio mentre si sta cedendo sul fronte del controllo. È un equilibrio apparente, affascinante quanto instabile.
Quando l’illusione diventa abitudine: il rischio di dipendenza
Nel tempo, il cervello si abitua a questo meccanismo di ricompensa artificiale e comincia a richiederne sempre di più per provare la stessa sensazione di piacere. È così che si forma la dipendenza: non per debolezza, ma per un progressivo adattamento neurochimico che rende difficile interrompere il ciclo.
Gli ospiti della comunità lo raccontano bene: quella che sembrava una spinta per sentirsi più vivi si trasforma lentamente in una gabbia. L’alcol, che all’inizio “aiutava” a sentirsi meglio, finisce per amplificare proprio le paure e le insicurezze da cui si cercava di fuggire.
E i ragazzi, ascoltando queste storie, scoprono forse per la prima volta che la sicurezza vera non nasce da una sostanza, ma risiede nella capacità di stare bene con sé stessi, anche nelle proprie imperfezioni.
La sicurezza non viene dall’alcol: cosa significa stare bene con sé stessi
L’alcol illude di “sbloccare” ciò che abbiamo dentro, ma in realtà ci spegne lentamente. Riconoscerlo — prima che diventi una dipendenza — è il primo passo per scegliere una forma di libertà più autentica, quella che nasce dalla consapevolezza.
Stare bene con sé stessi significa imparare a riconoscere le proprie emozioni senza cercare scorciatoie, accettare le fragilità senza vergogna e costruire un equilibrio che non dipenda da una sostanza per reggersi in piedi. È un percorso più lento, certo, ma molto più solido: perché la sicurezza vera non arriva da fuori, ma cresce dentro, quando ci permettiamo di essere presenti a noi stessi.

