Giardino interno di Cascina Nuova

La Comunità Terapeutica Cascina Nuova, sita a Roletto, a pochi km dalla città di Pinerolo, in provincia di Torino accoglie dal 1982 uomini e donne con problematiche di alcoldipendenza o politossicodipendenza in cui l’alcol risulti la sostanza primaria d’abuso.

La struttura accoglie fino a 15 persone che vengono seguite da un’équipe multidisciplinare composta da sette operatori qualificati e un responsabile.

Puoi accedere alla Comunità se risulti in carico al SERD o ai Servizi di Alcologia: gli operatori del Servizio Pubblico dopo una fase preliminare di valutazione delle esigenze e delle caratteristiche della persona infatti segnalano la situazione alla coordinatrice dell’Associazione Aliseo con particolare attenzione agli obiettivi di progetto.

Vengono in seguito effettuati due colloqui di reciproca conoscenza con la Coordinatrice e il Responsabile della struttura in cui sono valutate la motivazione al percorso, la pertinenza e le specifiche esigenze del soggetto. Prima dell’ingresso in Comunità è prevista una visita alla struttura.

L’effettivo inserimento avviene dopo un’ultima verifica con gli operatori dei Servizi invianti.

Obiettivi primari

  1. Astensione prolungata da alcol e dalle altre sostanze
  2. Sperimentazione di sé in assenza di sostanze
  3. Riscoperta delle risorse personali e delle competenze/abilità lavorative
  4. Promozione della salute, cura di sé  e degli altri
  5. Riscoperta delle proprie capacità relazionali e comportamentali
  6. Valutazione e sostegno della rete familiare e sociale
  7. Rielaborazione della propria storia di vita
  8. Rimodulazione della sfera emotiva
  9. Sperimentazione della propria autonomia e dei propri limiti personali
  10. Prevenzione delle eventuali ricadute attraverso l’apprendimento di nuove strategie di fronteggiamento/evitamento
  11. Gestione autonoma del tempo libero
Progetti nel Territorio

Il percorso comunitario

Ha una durata media che varia dai 12 ai 18 mesi. L’esito dei follow up conferma l’importanza della durata di percorsi medio lunghi.

Conoscenza e valutazione reciproca

Antecedente all’ingresso (se necessario, si chiede al SerD inviante di predisporre un ricovero disintossicante)

Blackout

Un periodo di “stacco” e di chiusura rispetto al mondo esterno; è la fase dell’assestamento, dell’apprendimento delle caratteristiche e delle regole del nuovo contesto, del contenimento del craving.

Lavoro su di sé e messa alla prova

Si attua un graduale processo di interiorizzazione del cambiamento (dal 2° al 5° mese).

Responsabilità, riflessione su di sé, sperimentazione

Vengono assegnati degli incarichi di responsabilità specifici e in parallelo avvengono le prime uscite in autonomia sul territorio e dai familiari (dal 5° al 7° mese).

Rientro

Intorno al 10° mese si accede al passaggio critico dal “dentro” al “fuori”. Può avvenire dalla Comunità o tramite passaggio negli alloggi di reinserimento oppure tramite trasferimento nell’ alloggio di propria appartenenza. Il passaggio in alloggio di reinserimento viene sempre concordato con il servizio inviante. Parallelamente o in un secondo momento avviene la ricerca delle risorse lavorative o la ripresa dell’occupazione lavorativa precedente. È la fase che mira a costruire gli strumenti per il reinserimento sociale, lavorativo e abitativo.

Chiusura del percorso

È la fase della separazione e dell’autonomizzazione durante la quale il soggetto viene reinserito nel contesto di vita precedente o nel nuovo contesto costruito durante il percorso comunitario in sinergia con i servizi di competenza.

Équipe

L’équipe della Comunità “Cascina Nuova” di Roletto è così composta:

  • Livia Racca, coordinatrice dell’associazione Aliseo, psico-pedagogista ed educatrice professionale
  • Alessandro Butti, responsabile della comunità, psicologo psicoterapeuta
  • Emanuela Geraci, psicologa psicoterapeuta
  • Rebecca Binello, psicologa
  • Simona Griffa, educatrice professionale
  • Daniela Asta, psicologa psicoterapeuta
  • Roberto Zanardi, psicologo
  • Matteo Ello, operatore socio-sanitario
  • Enrica Ferretti, operatrice socio-sanitaria
  • Andreaas Girello, operatore socio-sanitario

Supervisore relazionale e dei casi clinici: Nicolò Terminio, psicologo psicoterapeuta.

La nostra equipe

Informazioni utili

Accreditamento

La Comunità Cascina Nuova di Roletto è registrata nell’Albo degli Enti Ausiliari della Regione Piemonte con autorizzazione n.59-Prot.5512/49 del 2/12/1997 al funzionamento rilasciata da Regione Piemonte n. 2110/1996 del 31/05/1996. Nell’ottica dell’integrazione socio-sanitaria e interistituzionale dei servizi e per la cooperazione al raggiungimento degli obiettivi di salute della Giunta Regionale e del Servizio Sanitario Nazionale, la Comunità Cascina Nuova  ha adeguato i propri requisiti strutturali e funzionali, il personale e la sua formazione, gli standard di prestazione e di metodo, con riferimento a quelli richiesti per le Comunità Terapeutiche  (art. 12 A Tipologia F). Da dicembre 2009 ha ottenuto l’accreditamento istituzionale delle strutture residenziali e semiresidenziali socio-sanitarie per le dipendenze patologiche (Deliberazione della Giunta Regionale 30 dicembre 2009, n. 96-13036. Autorizzazione  N. 40225 del 6/11/09).

A livello nazionale la Comunità Cascina Nuova aderisce al CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza) che riunisce centinaia di associazioni impegnate nell’ambito delle dipendenze, del lavoro con minori e persone disabili e rappresenta un importante interlocutore sulle politiche socio-assistenziali.

La Comunità Cascina Nuova fa parte del CEAPI (Coordinamento Enti Ausiliari del Piemonte) che collabora con gli Enti Pubblici per la promozione di politiche sociali e assistenziali attente ai bisogni delle persone disagiate.

Modalità di accesso

Le persone accedono alla Comunità volontariamente e su invio del servizio pubblico per la cura delle dipendenze (Ser.T e Alcologia).

Procedura di inserimento

Il servizio pubblico conduce un fase preliminare di valutazione delle esigenze e delle caratteristiche della persona che chiede di essere accolta, che vengono confrontate con le caratteristiche della Comunità terapeutica di Aliseo (matching).

L’operatore del servizio pubblico, referente per il caso invia una relazione di presentazione all’accoglienza  Aliseo (alla sede di Torino, all’attenzione del Coordinatore dell’Associazione), con una particolare attenzione agli obiettivi del progetto in relazione alle caratteristiche della persona proposta.

Vengono effettuati due colloqui di conoscenza con la persona che chiede di essere accolta in Comunità terapeutica, con il Coordinatore dell’Associazione e con il Responsabile della Comunità. I colloqui sono di reciproca conoscenza: da un lato la persona interessata può conoscere le modalità di lavoro, il regolamento interno, il tipo di vita che si svolge nella Comunità Terapeutica e chiarirsi ogni dubbio rispetto alla conformità della la struttura e i propri bisogni ed obiettivi. Dall’altro lato i Responsabili effettuano una valutazione relativa alla motivazione al cambiamento e agli eventuali bisogni specifici (sanitari, familiari ecc).

Prima dell’ingresso in Comunità terapeutica è prevista una visita alla struttura comunitaria.

L’effettivo inserimento avviene dopo un’ultima verifica con gli operatori dei Servizi invianti.

Privacy

Alle persone è garantita la privacy. Con ogni ospite viene concordato quale tipo di informazioni e a chi poterle comunicare.

Esiste una carta dei servizi che informa i destinatari e i servizi invianti riguardo la metologia e le tipologie degli utenti.

Metodologia

La Comunità terapeutica può diventare la soluzione alle problematiche di alcol dipendenza nel momento in cui sviluppa alcune funzioni essenziali e decisive che realizzano il processo riabilitativo: funzioni di contenimento, ridefinizione dello stile di vita, supporto educativo ed affettivo. La Comunità contribuisce a disincentivare l’agito trasgressivo e contiene il processo difficile di separazione dalla sostanza che viene vissuta come un vero e proprio lutto. In questa fase di contenimento l’équipe degli operatori e il gruppo dei pari risultano fondamentali nel processo di cambiamento. L’équipe svolge una funzione di accudimento, mentre il gruppo degli ospiti, hanno lo scopo di sostenere la “tenuta” del percorso. L’acquisizione di nuove abitudini a sostituzione delle precedenti ritenute dannose e collegate alla dipendenza, avviene attraverso adeguamento a un nuovo contesto che richiede una nuova organizzazione dei comportamenti. La Comunità porta a sperimentarsi in assenza di sostanze, a rielaborare il proprio passato, a riflettere sul proprio modo di entrare in relazione con gli altri e riscoprire le proprie risorse e capacità in vista di un nuovo progetto di vita libero dalle dipendenze. La vita comunitaria quotidiana fa sperimentare in ambiente protetto molti problemi e difficoltà personali che richiedono, da parte di tutti, riconoscimento e acquisizione di consapevolezza e maturità crescente. All’interno dello spazio della Comunità la relazione diviene luogo privilegiato per fare esperienza di sicurezza nell’esplorazione del proprio mondo interiore e del mondo esterno, attivando le proprie abilità per rispondere in maniera adeguata agli stimoli. La Comunità offre strumenti di socializzazione, di reinserimento lavorativo, di progressiva autonomia. Gli strumenti utilizzati sono molteplici e offrono al percorso una efficacia consolidata: il gruppo in sé, la relazione, le attività lavorative, la condivisone della quotidianità, l’équipe, la strutturazione delle regole. Importante è il valore terapeutico del gruppo: la relazione e la comunicazione tra operatori e residenti sono oggetto di un costante lavoro di rivisitazione e ridiscussione attraverso colloqui, attività e incontri di gruppo.

Per ogni ospite viene redatto un Progetto Educativo Individualizzato. Lo strumento, partendo dai bisogni espliciti ed impliciti della persona, descrive un percorso atto a realizzare finalità educative mediante il raggiungimento di specifici obiettivi che rappresentano i “risultati desiderati” che un individuo e il gruppo di lavoro vogliono perseguire mediante l’applicazione di azioni in un tempo predefinito.

Il lavoro poi è un aspetto fondamentale per il suo valore risocializzante e propedeutico. Attraverso il lavoro infatti vengono elaborati aspetti di sé fondamentali per il reinserimento delle persone dopo il percorso comunitario. La sua valenza propedeutica rimanda poi ad aspetti di gratificazione e potenziamento delle capacità, ma anche di frustrazione e accettazione dei propri limiti.

La vita e l’organizzazione della Comunità, dunque, attivano nei suoi ospiti, strumenti che hanno come obiettivo prioritario la riabilitazione psicofisica della persona.  Rispetto alle attività laboratoriali di tipo lavorativo, in comunità si stimolano le persone accolte ad acquisire abilità e competenze che potranno essere utilizzate anche per un successivo inserimento lavorativo. Verranno sviluppate attività creative che consentono ai partecipanti di acquisire, in modo piacevole e divertendosi, nuovi linguaggi e nuove modalità espressive e relazionali.

Relativamente al territorio compito fondamentale della comunità terapeutica è quello di incrementare gli interventi di sensibilizzazione relativamente non solo alle problematiche alcolcorrelate ma ad argomenti quali la legalità, la giustizia, la cittadinanza e altri ancora.

Obiettivi generali

1. Favorire l’acquisizione di nuove competenze e abilità al fine di favorire il raggiungimento del più alto livello possibile di autonomia e di una futura inclusione sociale e lavorativa;

2. Contribuire al recupero di un rapporto con il proprio corpo e con le proprie emozioni;

3. Stimolare la creatività e nuove capacità relazionali;

4. Incrementare gli interventi di sensibilizzazione del territorio sulle tematica dell’alcol dipendenza, dei diritti e della legalità, attraverso modalità che rafforzino le sinergie e il lavoro di rete tra i nostri servizi e le realtà del territorio e creino occasioni di incontro tra gli operatori e gli ospiti dei nostri servizi e la popolazione dei territori del pinerolese.

Obiettivi specifici

  • Migliorare la gestione della quotidianità e acquisizione di nuove abilità da parte degli ospiti spendibili anche a livello professionale;
  • Aumentare il benessere psicofisico degli ospiti;
  • Riappropriarsi degli aspetti di cura e medico-sanitari
  • La riscoperta di sé e del proprio corpo;
  • Lo sviluppo della creatività;
  • Accrescere la capacità di lavorare sia a livello individuale che in gruppo
  • Aumentare le iniziative di sensibilizzazione sul territorio e di coinvolgimento dei cittadini;
  • Favorire la partecipazione delle persone accolte alla vita sociale del territorio;
  • Rafforzare la rete territoriale.

Obiettivi del programma terapeutico

Il programma terapeutico è personalizzato e viene discusso e approvato preventivamente con il servizio pubblico inviante e con la persona interessata.

 

Obiettivi generali del programma terapeutico

Il programma terapeutico si propone di raggiungere i seguenti obiettivi:

– astensione prolungata da alcol e dalle altre sostanze

– sperimentazione di sé in assenza di sostanze

– riscoperta delle proprie risorse e competenze lavorative

– promozione della cura di sé e della salute

– riscoperta delle proprie capacità relazionali e comportamentali

– riscoperta e ricostruzione, per quanto possibile, della rete delle proprie relazioni personali (di parentela e amicali)

– rielaborazione del proprio passato

– sperimentazione della propria autonomia e dei dei propri limiti personali

– prevenzione delle eventuali ricadute e positiva gestione dei momenti di crisi personale

– gestione autonoma del tempo libero

Fase di sperimentazione: prevede il passaggio da regime residenziale a uno di semi autonomia con l’utilizzo di alloggi situati nel territorio pinerolese.

Il passaggio negli alloggi della comunità viene sempre concordato con il servizio inviante. Per alcuni mesi la persona trascorre parte del suo tempo libero in alloggio, spesso in copresenza con altri ospiti. In un secondo tempo avviene la ricerca delle risorse lavorative.

 

L’intervento è prevalentemente di carattere psicologico, pedagogico ed educativo e si svolge sia attraverso colloqui individuali e gruppi terapeutici condotti da operatori qualificati, sia tramite l’accompagnamento pedagogico costante durante le attività collettive della quotidianità. Vengono svolti accertamenti sanitari e accompagnamenti presso medici specialisti, in base alle esigenze specifiche della persona.

Sono previste attività lavorative e laboratori che hanno la funzione di promuovere le abilità residue.

L’approccio integrato alla complessità dell’utente si declina in un intervento terapeutico che, nella presa in carico e nel trattamento di ogni singolo paziente, spazia da un livello sanitario ad uno pedagogico-riabilitativo ad uno psicologico, integrando questi diversi livelli e cercando un equilibrio tra essi.

Particolare attenzione è, inoltre, rivolta alla tutela della salute degli utenti e all’educazione al benessere psico-fisico.

Il lavoro pedagogico-riabilitativo viene svolto attraverso:

– Cura della persona e degli spazi abitativi: i residenti sono sostenuti quotidianamente nella riacquisizione di energie fisiche, psichiche e relazionali da investire nella cura della propria persona, dei propri spazi e dei rapporti con i compagni e con la rete allargata. Attraverso il coinvolgimento nella gestione quotidiana della casa (sia essa comunità o appartamento), si persegue l’obiettivo di permettere a ciascuno di sperimentare le proprie abilità in un’ottica di promozione della massima autonomia possibile.

– Laboratori (computer, falegnameria, motorio, arteterapia)

– Gruppi psicopedagogici

– Colloqui psicoeducativi

Intervento terapeutico

Il soggetto è stimolato ad acquisire una maggiore consapevolezza circa le proprie modalità di relazione e le proprie fragilità. L’obiettivo è quello di aiutare ad apprendere strategie non distruttive di gestione delle proprie problematiche e di migliorare la qualità di vita. L’ intervento strettamente psicoterapeutico mira a una comprensione ed elaborazione delle problematiche sottostanti le forme di dipendenza e di disagio psichico.

Soprattutto durante l’attività di sperimentazione, gli ospiti vengono stimolati ad attivare percorsi ricreativi e di socializzazione, che li aiutino a valorizzare tutte quelle esperienze che, consolidate nel tempo, apportano un maggior grado di soddisfazione e un miglioramento della qualità di vita. L’obiettivo principale è quello di aiutare il soggetto a ricercare il piacere e a gestire il proprio tempo libero senza dover ricorrere all’utilizzo di sostanze alcoliche.

Per ultimo ci si concentra sulla ricerca della situazione abitativa. In tutto  questo periodo è fondamentale il concetto di gradualità e viene intensificato il lavoro di prevenzione della ricaduta.

Questa rappresenta una fase delicata di passaggio a una vita sempre più autonoma. Molto spesso, la prima risorsa utilizzata, laddove è possibile,  è l’attivazione da  di una borsa lavoro (erogata dai servizi), che consente di sperimentare un avvicinamento o un rientro nel mondo del lavoro, in un ambiente in grado di contenere ritmi produttivi non ancora ottimali. In una fase successiva, il residente viene supportato in tutte le fasi di ricerca di un lavoro (iscrizione al centro per l’impiego, stesura e invio del curriculum, accompagnamento alle agenzie interinali).

Il lavoro ricreativo-risocializzante viene svolto attraverso:

• Incontri con la rete sociale allargata;

• Uscite individuali e di gruppo per gite culturali e ricreative;

• Convenzioni con centri sportivi (palestra, piscina, maneggio);

• Gestione del tempo libero.

Modelli teorici di riferimento

Aliseo utilizza, nel trattamento dell'alcoldipendenza, un Approccio Bio – Psico – Sociale  che, nella concezione clinica, significa predisporsi a conoscere nel modo più approfondito possibile il soggetto nella sua complessità e predisporre interventi che trovino senso per il suo funzionamento complessivo.

Per definire l’alcolismo occorre far riferimento ad un modello multifattoriale capace di prendere in considerazione fattori genetici, processi neurofisiologici e biochimici, eventi di vita stressanti e contesti sociali e culturali quindi l’alcolismo è considerato l’aspetto visibile di un disagio fisico, psichico e sociale i cui confini vengono delineati all’interno di una struttura culturale.

La scelta di un approccio integrato alla complessità dell’utente rende necessario operare attraverso un gruppo di lavoro multidisciplinare che sia in grado di amalgamare un intervento educativo-pedagogico con un intervento più  introspettivo-psicoterapeutico.

APPROCCIO MOTIVAZIONALE

Fa riferimento al modello Transteorico di cambiamento di Prochaska e di Di Clemente che enfatizza la natura dinamica del comportamento, il ruolo del tempo e una valutazione costi benefici.

Secondo la teoria motivazionale vi sarebbero diversi stadi che compongono il processo di cambiamento: lo stadio precontemplativo, la persona non considera neppure la possibilità di cambiare; il contemplativo, incomincia ad emergere una consapevolezza parziale del problema e la persona si trova in forte ambivalenza; lo stadio della determinazione, che gli autori definiscono “una finestra di opportunità” in cui la persona valuta la strada migliore per raggiungere il cambiamento; lo stadio dell’azione, in cui si agiscono i primi passi verso l’obiettivo; il mantenimento, è lo stadio in cui bisogna sostenere il cambiamento attraverso l’attuazione di abilità e strategie volte al mantenimento dell’astinenza ed infine la ricaduta, che può far parte del processo di cambiamento, ma che non ne implica il fallimento.
Questo modello fa riferimento più in generale ad una prospettiva che mira a promuovere la salute e prevenire possibili comportamenti a rischio, andando ad implementare e fortificare quelle capacità e risorse che favoriscono comportamenti maggiormente sani ed adattivi. L’obiettivo che ci si prefigge è quello di aumentare i “fattori di protezione”, quella che viene chiamata resilienza (forza d’animo), termine con cui si indica la capacità di flessibilità, adattamento e resistenza a situazioni di ansia e stress e che si configura come risultato dell’interazione tra risorse individuali (autoefficacia) e aspetti contestuali (rinforzo positivo e negativo).
L'intervento dell'Aliseo utilizza tale modello per aiutare le persone con problemi di dipendenza alcolica ad acquisire e costruire dentro di sé una motivazione al cambiamento, lavorando quindi sull'astinenza o, in alcuni casi, sulla riduzione del danno.

Approccio Psicodinamico

L'orientamento psicodinamico è utilizzato nei termini di un' esplorazione delle cause e delle motivazioni inconsce che sono alla  base dei comportamenti di abuso e che sono direttamente correlati alla propria storia psichica, così come si è evoluta nel corso della vita, in relazione al contesto familiare e sociale. Elaborando il ruolo assunto dalla sostanza nella propria vita, attraverso ciò che è definita un’analisi funzionale dell’alcolsi può aumentare la comprensione di sé e di conseguenza promuovere un processo di cambiamento. Il percorso terapeutico si propone più finalità: da una parte raggiungere e mantenere l’astinenza, dall’altra migliorare e accrescere il benessere e la qualità della vita attraverso l’aumento dell’autostima e della sicurezza in sé stessi, l’accrescimento della consapevolezza delle proprie risorse e limiti, lo  sviluppo dell’assertività, la  gestione delle emozioni proprie e altrui, il miglioramento della capacità di comunicare e relazionarsi in modo positivo ed efficace con gli altri, etc.

Approccio Cognitivo Comportamentale

Nei disturbi da abuso di sostanze, compreso l’alcolismo, diversi studi hanno dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale può essere considerata un approccio valido ed efficace  sia nel raggiungimento iniziale  dell’astinenza che nel cambiamento a lungo termine.

Secondo la TCC le emozioni ed i comportamenti delle persone sono influenzati dalla percezione degli eventi che li circondano, ossia, non è la situazione in sé a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma  è il modo in cui esse interpretano certe esperienze. Alcuni assunti base possono essere così riassunti:

    • Il comportamento umano è frutto di un apprendimento;
    • Occorre lavorare su un “disapprendimento” utilizzando gli stessi meccanismi con cui il paziente ha imparato ad usare le sostanze;
    • Un trattamento adeguato deve passare attraverso un assessment (valutazione) adeguato (individuale e sociale);
    • La pratica è una componente centrale ed essenziale del trattamento(solo così i pazienti possono capire se le nuove abilità funzionano o meno);

Gli obiettivi della TCC sono:

    • Riconoscere il craving (desiderio di bere);
    • Prevenire eventuali ricadute;
    • Sperimentare nuove tecniche di fronteggiamento;
    • Facilitare l’esplicitazione delle ricadute;
    • Sensibilizzare i famigliari al tema della ricadute tramite un approccio psico-educazionale;

Approccio Sistemico Relazionale

L’importanza del coinvolgimento della famiglia nel trattamento dell’alcolista  ha radici riconosciute e note. La famiglia è intesa come un sistema composto da persone in relazione tra loro e in cui il cambiamento in un punto del sistema, provoca  cambiamenti in tutti gli altri punti e nel sistema nel suo insieme. La famiglia è considerata un sistema relazionale in equilibrio tra la tendenza alla stabilità e la tendenza al cambiamento. Le famiglie funzionali o disfunzionali sono allineate lungo un continuum, la famiglia non è un costrutto statico, ma in continuo cambiamento, deve cioè avere la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di creare nuove modalità relazionali nelle varie fasi di evoluzione.
Il percorso terapeutico non può quindi prescindere dall’affrontare la tematica delle relazioni che l’utente ha relativamente al suo sistema familiare di origine e a quello costituito. Partendo da tale assunto, i percorsi terapeutici dell'associazione possono vedere coinvolti i famigliari delle persone alcoldipendenti  (in base agli obiettivi e ai bisogni concordati con la persona alcolista nel trattamento terapeutico).

L’importanza della relazione

Il lavoro psico – educativo è focalizzato sulla relazione. La teoria  relazionale infatti stabilisce che le “relazioni con gli altri costituiscono gli elementi strutturanti fondamentali per la costruzione della vita mentale”(Greenberg, Mitchell) . La relazione, quindi, è la dimensione psicologica in cui ogni essere umano si trova a nascere e che influenza e determina la creazione delle strutture psichiche del bambino e poi dell’adulto. E’ attraverso la creazione di relazioni adeguate, sane e arricchenti, che la persona può sperimentarsi di nuovo come soggetto attivo in grado di relazionarsi in maniera reciproca e simmetrica. Le relazioni di cura si configurano come contesti protetti in cui si mettono in moto giochi di rispecchiamenti reciproci e in cui si possono sperimentare rinnovate abilità sociali.

Attraverso l’instaurarsi di relazioni sane all’interno di un contesto protettivo, accogliente e arricchente, possono avvenire quelle modificazioni comportamentali che permettono di approcciarsi in maniera più adeguata e flessibile al mondo circostante.

Occorre, infine,  ricordare ciò che Vygotsky dice in merito all’importanza dell’educazione fra pari. Egli, infatti, ha in più occasioni definito e teorizzato l’importanza dell’esperienza nel gruppo quale elemento facilitatore e catalilzzatore dell’apprendimento del singolo che vi appartiene. E’ solo nel gruppo che il soggetto può riscontrare e, quindi, usufruire di una “zona di sviluppo prossimale” definita come “la distanza tra il livello attuale di sviluppo, così come è determinato dal problem solving autonomo e il livello di sviluppo potenziale, così come è determinato attraverso la guida di un adulto o in collaborazione con i propri pari più capaci”.

Bibliografia

– Coletti M., Grosso L. “La comunità terapeutica per persone tossicodipendenti”. EGA Edizioni Gruppo Abele. Torino, 201

– Miller W.,Rollnick S. “Il colloquio di  motivazione” Erickson. Trento,1991

– Greenberg Jay R.; Mitchell Stephen A.  Il Mulino (collana Strumenti). Bologna 1987

– Alberto Pellai, Valentina Rinaldin e Barbara Tamborini, in Animazione sociale, Ottobre 2002, cap. “L’educazione  fra pari”, Gruppo Abele Periodici, Torino, pp.79.