Voci allo specchio: gli “amici” del bicchiere

Davide, piastrellista di 50 anni, racconta la propria storia senza sconti: gli anni della dipendenza — una polidipendenza che non è mai riuscito a eliminare fino a “stare proprio male, da non poter più far nulla e perdere tutto” — e il momento in cui ha smesso di bere, ritrovando anche il lavoro e la stima di chi lo cercava per la sua precisione. Oggi si descrive così: “ho distrutto tutto, ma sono pronto, prontissimo a ricominciare”.

Lorenzo, 16 anni, appassionato di videogiochi e creatività, osserva l’alcol da fuori: per lui è qualcosa che “dipende dal contesto”, ma che generalmente “può dividere molte persone, soprattutto in famiglia”.

Il racconto più intenso è quello di Davide sui “rifugi montani”: momenti di allegria in cui l’alcol “non mancava mai”, finché non ha imparato che si può stare benissimo anche senza — e che quel tipo di socialità, col tempo, allontana invece di unire: “non hai amici, non hai amici… solo amici del bicchiere. Dal momento che stai male, ti rendi conto che quegli amici lì non ci sono più.”

La domanda sul superpotere racconta più di quanto sembri. Lorenzo, 16 anni, risponde con l’immaginazione e il viaggio nel tempo — risposte che ci si aspetta a quell’età. Davide, che due minuti prima ha detto di aver “distrutto tutto”, alla stessa domanda non nomina un potere: parla di aiutare gli altri e ascoltare se stesso, e a chi gli chiede quale vorrebbe avere risponde di non averne idea, perché è contento di essere così com’è. Non ha bisogno di diventare qualcun altro: il suo equilibrio, oggi, si costruisce dando e ricevendo aiuto.

Su un punto sono d’accordo entrambi: ci si diverte anche senza alcol. Lorenzo: “Sì, assolutamente sì!”. Davide: “Ridere, scherzare, piangere dal ridere… io quello lo dico e lo dirò sempre!“.