In questo nuovo episodio della rubrica “Voci allo Specchio”, si incontrano due generazioni e due vissuti apparentemente distanti, ma uniti da una riflessione profonda: qual è il vero ruolo dell’alcol nelle nostre vite?
Fabio, 17 anni, guarda al mondo con l’energia dello sport e il desiderio di far stare bene le persone che gli sono vicine. Per lui l’alcol si riassume in tre parole: eccitante, timore, pericoloso. Un’ambivalenza lucida: se da un lato può sembrare un mezzo per “togliere le maschere” e mostrarsi per ciò che si è, dall’altro nasconde il rischio concreto di trasformare la persona, portandola verso l’autodistruzione.
Franco, 45 anni, parla con la consapevolezza di chi ha conosciuto i propri demoni da vicino. Il suo superpotere? La pazienza — anche se, essendo giardiniere, ammette che non sarebbe male “avere tutto subito” annaffiando ogni pianta in un colpo solo. Questa leggerezza convive con una storia di vita reale: dopo otto anni di divertimento e libertà autentica — vissuti tra mare, amici e lavoro — la vita lo ha messo di fronte a prove dure che lo hanno portato a una ricaduta. Per lui l’alcol non è un compagno di socialità, ma un nemico, un demonio.
Il confine sottile
Come evidenziato in molteplici occasioni qui sul sito dell’Associazione Aliseo, esiste un limite invisibile oltre il quale la ricerca di socialità si trasforma in isolamento. L’illusione è di usare l’alcol per sentirsi parte di un gruppo, ma la realtà è scoprire che la sostanza agisce come un filtro che altera la nostra identità e ci allontana dagli altri.
Scegliere la vita
“Ci si può divertire senza alcol?” — Fabio risponde con un “certo!” immediato. Franco lo conferma con otto anni vissuti. Il messaggio è semplice e concreto: si può ridere, stare insieme, godersi il mare e gli amici senza aver bisogno di sostanze. Alla domanda finale — mai più alcol o mai più pizza? — la risposta non lascia dubbi. Meglio una pizza, come oggi. Come sempre.

