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Quando l’alcol ruba il tuo tempo

Voci allo specchio è una rubrica che raccoglie esperienze vissute legate al rapporto con l’alcol. In ogni episodio, testimonianze diverse per età e percorso si affiancano a un testo di riflessione, per dare spazio a ciò che spesso resta difficile da raccontare.

L’abuso di alcol non è solo una questione di quantità o di salute. È, prima di tutto, un’esperienza che modifica radicalmente il modo in cui abitiamo il tempo, il corpo e il presente. Bere in modo eccessivo non serve tanto a cercare piacere, quanto a sottrarsi all’esperienza immediata della vita.

Questo episodio di Voci allo specchio racconta cosa significa perdere la presenza a sé stessi e agli altri, e come la percezione del tempo e delle relazioni possa cambiare quando l’alcol smette di essere un dettaglio e diventa un filtro sul quotidiano.

Le riflessioni che seguono nascono dall’ascolto di queste esperienze e provano a soffermarsi su ciò che accomuna storie lontane tra loro, ma attraversate dalla stessa sensazione: quella di un tempo che scorre senza essere davvero abitato.

L’illusione di sospendere il tempo

Una delle prime conseguenze dell’alcol è la distorsione della percezione temporale. Il tempo smette di essere qualcosa da vivere e diventa qualcosa da far passare. Le ore si sfumano, i ricordi si fanno frammentari, le serate si accorciano o si cancellano del tutto.
In questa sospensione artificiale, il tempo perde valore: non è più uno spazio di esperienza, ma un intervallo da riempire o da annullare. Il qui e ora, che richiede attenzione e presenza, viene sostituito da un “non-luogo” mentale in cui nulla è davvero sentito fino in fondo.

L’anestesia dei sensi

I sensi sono il nostro ancoraggio più potente al presente. Il corpo che sente, ascolta, assapora, percepisce, ci riporta continuamente al momento attuale. L’alcol agisce esattamente nella direzione opposta: attenua, smorza, anestetizza. I sapori diventano meno nitidi, le sensazioni corporee più confuse, le emozioni più ovattate. Ciò che dovrebbe metterci in contatto con la realtà viene reso opaco. Non è un caso che molte persone bevano per “non sentire”: non sentire il dolore, la noia, l’ansia, la solitudine. Ma insieme a queste emozioni si spegne anche la capacità di sentire ciò che è vivo.

Il paradosso dell'anestesia dell'alcol

Presenza contro dissociazione

Essere presenti nel qui e ora significa tollerare l’esperienza così com’è, senza filtri. L’abuso di alcol, invece, produce una forma di dissociazione leggera ma costante: si è fisicamente presenti, ma mentalmente altrove.
Questo allontanamento dal presente può sembrare un sollievo temporaneo, ma ha un costo profondo. Più ci si abitua a fuggire dal momento attuale, più il presente diventa qualcosa da evitare. Il corpo non è più una casa, ma un luogo da cui allontanarsi.

Il paradosso dell’anestesia

L’alcol promette sollievo, ma toglie vitalità. Promette di rendere tutto più sopportabile, ma riduce la capacità di attribuire significato alle esperienze. Quando i sensi sono spenti, anche il tempo si appiattisce. Le giornate si assomigliano, le esperienze perdono profondità, le relazioni si fanno più superficiali.
Il paradosso è che ciò che potrebbe davvero aiutare a restare nel presente — sentire il corpo, respirare, ascoltare, essere — viene sacrificato in nome di una tregua momentanea.

Ritrovare il qui e ora

Uscire dall’abuso non significa solo smettere di bere, ma reimparare a sentire. Tornare lentamente ai sensi, al corpo, al tempo vissuto. Accettare che il presente non è sempre confortevole, ma è l’unico luogo in cui la vita accade davvero.

Il qui e ora non ha bisogno di essere anestetizzato per essere abitabile. Ha bisogno di essere ascoltato.