Next to You 3 è un progetto dell’Associazione Aliseo che si inserisce nell’ambito delle linee guida “Supporto agli adolescenti e ai giovani in situazioni di fragilità”

L’iniziativa si pone tra gli obiettivi quello di favorire una corretta informazione su rischi del consumo di alcol e contrasto di fake news e aiutare i giovani ad orientarsi sul territorio; attraverso interventi psicoeducativi e di trattamento psicoterapeutico in presenza e on line.

L’obiettivo è aiutare i giovani ad aumentare la capacità di riconoscere i propri bisogni e a formulare domande d’aiuto, rafforzare capacità psicosociali e favorire l’utilizzo di strategie efficaci per gestire il disagio psichico.

Figli di un genitore alcoldipendente
La presa in carico consente di elaborare i propri vissuti di sofferenza, prevenire l’insorgere di problemi comportamentali e future possibili dipendenze e di migliorare le relazioni in famiglia.

Genitori e adulti di riferimento di giovani con problematiche alcol correlate
Attraverso interventi di sostegno individuali e di gruppo, ci si pone l’obiettivo di aumentare la consapevolezza del problema e la capacità di farvi fronte, fornire un supporto nel gestire i problemi legati all’abuso di alcol da parte dei giovani e accrescere la conoscenza dei servizi territoriali. Adulti più informati sulle problematiche alcolcorrelate contribuiranno anche a costituire comunità locali maggiormente informate e sensibilizzate.

INTERVENTI PSICOEDUCATIVI E PERCORSI DI PSICOTERAPIA IN PRESENZA E ONLINE

A TITOLO GRATUITO

PER RAGAZZ3 DAI 18 AI 24 ANNI che usano, abusano o sono dipendenti da alcol e/o sostanze E PER I LORO FAMILIARI, e per chi ha un genitore con disturbo da uso di alcol.

AMBITO D’INTERVENTO

L’attenzione sui giovani: i dati nazionali (*Sistema Monitoraggio Osservatorio Nazionale Alcol-Istituto Superiore di Sanità, dati Multiscopo ISTAT, Ministero Salute – 2021) hanno rilevato 8,6 mln di consumatori a rischio; analizzando i dati secondo le classi di età, emerge che la fascia più a rischio risulta essere quella dei ragazzi/e di 16 e 17 anni, mentre un aumento considerevole di comportamenti a rischio riguarda in particolar modo la fascia 18-24. Il binge drinking continua a essere un’abitudine diffusa e incontrastata con il 18,4% dei giovani 18 – 24 dediti all’intossicazione periodica. “Nel 2020, in Piemonte, sono stati 185 gli ingressi in pronto soccorso di minori di 17 anni, soprattutto femmine, per disturbi dovuti all’abuso di alcol. Mentre altri 350 ingressi hanno visto ragazzi tra i 18 e i 24 anni. Si stima che il 90% dei casi di alcolismo resti sommerso” (*Dott. Dall’Acqua, direttore generale Ospedale Mauriziano Torino, intervista il 23/03/22).

Dal Rapporto ISTISAN risulta urgente programmare interventi di informazione e sensibilizzazione e investire su misure di contrasto al consumo dannoso di alcol, incrementando una corretta comunicazione sui rischi legati al consumo, alle fake news e alla disinformazione di media e social e sulla sensibilizzazione dei giovani.

Per ciò che concerne i figli di persone alcoldipendenti, la letteratura riconosce l’alcolismo come malattia familiare ed evidenzia come il coinvolgimento dei familiari nel progetto terapeutico del paziente possa incidere positivamente sul trattamento. Anche i familiari, e in particolare i figli, hanno bisogno di aiuto per comprendere il Disturbo da Uso di Alcol, acquisire strumenti per affrontare le difficoltà delle diverse fasi del percorso di cura ed elaborare i propri vissuti di sofferenza traumatica. Spesso i figli di genitori alcoldipendenti hanno più difficoltà dei loro coetanei a stabilire relazioni sane, faticano ad esprimere emozioni e bisogni, tendono a sentirsi responsabili e questo alimenta intensi vissuti di colpa e vergogna. La quotidianità li porta a vivere in uno stato d’ansia anche nell’età adulta, dove incontrano spesso difficoltà nel gestire sentimenti di rabbia e situazioni frustranti.

DESTINATARI E OBIETTIVI

  • Giovani, con particolare attenzione alla fascia d’età 18-24: aumentare il numero di giovani informati sui rischi correlati all’uso di alcol; aumentare la capacità di riconoscere i propri bisogni e formulare domande d’aiuto; rafforzare capacità psicosociali e favorire l’utilizzo di strategie efficaci per gestire il disagio psichico.
  • Figli di genitori alcoldipendenti: ridurre il rischio di manifestazioni di disagio; prevenire l’insorgere di problemi comportamentali, e future forme di dipendenza; aumentare consapevolezza, autostima, capacità di riconoscere e soddisfare i propri bisogni; rafforzare competenze psicorelazionali e migliorare le relazioni in famiglia.
  • Adulti di riferimento di giovani abusatori: aumentare consapevolezza del problema e capacità di far fronte alla gestione di problemi legati all’abuso di alcol; accrescere conoscenza dei servizi territoriali esistenti
  • Comunità locali dell’intero territorio piemontese: accrescere informazione e sensibilizzazione su problemi alcol-correlati e la conoscenza dei servizi territoriali.

SVILUPPO DEL PROGETTO E ATTIVITÀ PREVISTE

L’iniziativa prevede l’attivazione di:

  • un sito internet dedicato al progetto con contenuti relativi a leggende metropolitane, articoli e pubblicazioni, informazioni, domande e risposte, contatti utili
  • canali social, sia per permettere ai giovani di fare domande sia per fornire e diffondere informazioni;
  • un contatto telefonico con chat dedicata attraverso cui interagire direttamente con gli operatori per fare domande e rivolgere una domanda d’aiuto;
  • sportelli informativi itineranti volti a promuovere il progetto in luoghi di aggregazione giovanile;
  • uno sportello on-line informativo;
  • interventi psicoeducativi e di trattamento psicoterapeutico in presenza e on line;
  • presa in carico di figli di alcoldipendenti seguiti dai servizi di Alcologia della Regione Piemonte;
  • incontri informativi e percorsi di sostegno per adulti di riferimento e genitori di giovani con problemi di uso/abuso di alcol;
  • interventi peer to peer, dove giovani peer formati rispondono a domande, sono a disposizione in alcune fasce orarie, gestiscono la chat (in collegamento con il progetto “YOUNGLE”, in collaborazione con Essere Umani Onlus).

Next to You 3 è un progetto dell’Associazione Aliseo finanziato dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo con valenza regionale, in quanto destinato a beneficiari provenienti da tutte le province del Piemonte. Il progetto si inserisce nell’ambito delle linee guida “Supporto agli adolescenti e ai giovani in situazioni di fragilità”.

Il dizionario di Nextoyou

Per comprendere davvero il tema dell’alcol e dei suoi effetti è utile partire anche dal linguaggio. Molti termini utilizzati quando si parla di consumo di alcol – come alcolemia, binge drinking, unità alcolica o tolleranza – non sono sempre immediati e spesso vengono usati senza conoscerne il significato preciso.

Questo piccolo dizionario raccoglie alcune delle parole e delle espressioni più ricorrenti legate al mondo dell’alcol, con l’obiettivo di offrire spiegazioni chiare e accessibili. Conoscere i termini corretti aiuta infatti a interpretare meglio le informazioni, a orientarsi tra dati scientifici e comunicazione pubblica e a sviluppare una maggiore consapevolezza sui comportamenti di consumo.

I contenuti sono tratti dal progetto Aliseo Next To You e dal sito aliseonextoyou.it, che promuove attività di informazione, prevenzione e sensibilizzazione sui rischi legati al consumo di alcol, con particolare attenzione ai giovani e ai contesti sociali in cui il bere può diventare un comportamento a rischio. La missione del progetto è favorire una cultura del consumo consapevole e responsabile, offrendo strumenti informativi chiari e basati su evidenze scientifiche.

Le definizioni raccolte in questa sezione riprendono e rielaborano i materiali divulgativi del progetto, mettendoli a disposizione come strumento di consultazione e approfondimento.

Abuso

Assunzione eccessiva di sostanze. Nel caso di abuso alcolico, si parla di abuso acuto quando c’è l’assunzione di una quantità elevata di alcol in una volta sola e di abuso cronico per chi beve dosi eccessive di alcol con una certa frequenza.

Alcol

L’alcol alimentare (alcol etilico o etanolo) presente in diversa concentrazione nelle bevande alcoliche è una sostanza che deriva dalla fermentazione degli zuccheri contenuti nella frutta oppure degli amidi di cui sono ricchi cereali e tuberi.

Pur essendo legale, l’alcol è una sostanza psicoattiva, è in grado cioè di modificare il funzionamento del cervello, riducendo la capacità di una persona di pensare razionalmente e distorce il suo giudizio, ed agisce sia a livello fisico che psichico.

Il consumo di alcol può essere un fattore di rischio per la salute; infatti, la sua assunzione protratta nel tempo può indurre ad assuefazione (per ottenere lo stesso effetto bisogna aumentare la dose) e tolleranza, sfociando poi in una possibile dipendenza al pari di altre sostanze.

Essendo una sostanza tossica per il nostro organismo, non c’è una quantità di alcol raccomandabile o sicura per la salute: il rischio aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità alcoliche consumate, ma varia anche in funzione di diversi fattori, individuali e sociali.

Inoltre, l’assunzione massiccia e protratta può condizionare negativamente lo stile di vita della persona che ne fa uso, mettendone a rischio la salute fisica, psichica, familiare e sociale.

Come sostanza, l’alcol viene classificato come sedativo; tuttavia, è la quantità di alcol consumato a determinarne l’effetto. Solitamente l’effetto ricercato è quello stimolante, che contribuisce a farci provare quella sensazione di rilassamento che tutti conosciamo. Ma quando si consuma più di quello che il proprio organismo può gestire, ecco che compare l’effetto “reale” dell’alcol, cioè quello sedativo: perdita di controllo, rallentamento del pensiero, dei riflessi, della coordinazione motoria. Questo avviene perché l’alcol è davvero un compagno subdolo: ci attrae con il suo potere euforizzante e disinibente e poi ci presenta il conto più tardi, a volte anche il giorno dopo, quando dopo una serata alcolica ci si sveglia con tutti i postumi del caso. E… via via che lo si invita a cena, il conto da pagare è sempre più salato!

Bere è un comportamento piuttosto comune nella nostra cultura, quindi è importante imparare a sviluppare un rapporto consapevole con l’alcol per poter ridurre i rischi.

Più che “bere responsabilmente”, diciamo che bere richiede molta responsabilità.

Cosa significa? Significa fare delle scelte libere, e per essere liberi, si sa, bisogna essere consapevoli.

Il punto non è demonizzare l’alcol e attribuirgli il ruolo di nemico spaventoso da cui proteggersi, ma sapere di cosa si tratta, conoscere quelle che sono le implicazioni, fisiologiche e relazionali, legate alla sua assunzione e scegliere di conseguenza, senza lasciarsi ingannare da logiche di marketing, false credenze e soprattutto senza illudersi di camminare su un terreno a rischio zero.

Solo attraverso la conoscenza possiamo affidarci al pensiero critico e assumerci la responsabilità di adottare un comportamento piuttosto che un altro, perchè quando si beve è sempre opportuno riflettere sugli effetti che un gesto abituale può avere su di noi e sugli altri.

Alcolemia

Parametro che esprime la concentrazione di alcol etilico (o etanolo) nel sangue: generalmente espressa in grammi di alcol per litro di sangue.

Alcolpops
Astinenza

È una condizione fisica e psicologica che si sviluppa in seguito alla mancata assunzione e alla riduzione di una sostanza psicoattiva.
Comporta uno stato di sofferenza dovuto al mancato effetto fisiologico/psichico della sostanza sul corpo e sulla mente. I sintomi di astinenza si presentano come tremori, nausea, ipersudorazione, agitazione psicomotoria, iperattività, ansia, allucinazioni.

Binge drinking

Letteralmente significa “abbuffata alcolica”: la persona assume 5 o 6 unità alcoliche in un arco di tempo molto breve e, pertanto, la quantità di etanolo ingerita è maggiore rispetto alle capacità psicologiche e fisiche di reggerla. L’alcolemia raggiunge così picchi molto alti, innalzandosi di colpo e non gradualmente, e provocando gravi livelli di intossicazione.

Blackout alcolico

Fenomeno che si verifica a causa di un’intossicazione acuta da alcol, ed elimina qualsiasi ricordo relativo ad episodi che si sono verificati sotto l’influenza dell’alcol: in questo caso, la perdita di memoria è permanente e non può essere recuperata in nessun modo. Il blackout alcolico può essere completo o parziale.

Craving

Desiderio impellente, urgente e irrefrenabile di assumere una sostanza psicoattiva (droga o alcol) o un cibo, o di agire un comportamento. In altre parole è la tensione a colmare la differenza tra lo stato privo di sostanza e lo stato che essa crea. È un desiderio impulsivo che sostiene il comportamento addittivo e la compulsione, finalizzati ad ottenere l’oggetto di desiderio.

Dipendenza

Assunzione di sostanze in quantità e frequenza inadeguate, eccessive. Riferendoci all’alcol, possiamo dire che è un disturbo caratterizzato dall’incapacità, da parte del bevitore, di astenersi dal consumare alcolici. Chi soffre di alcolismo, infatti ha perso il controllo sulla sua abitudine al bere, non ha possibilità di bere in maniera moderata e ha sviluppato tolleranza, astinenza e craving.

Etilometro

Dispositivo omologato dal Ministero dei Trasporti che misura la concentrazione di alcol nel sangue attraverso l’analisi dell’aria espirata: questo è possibile perché una parte dell’alcol presente nel sangue viene espulsa tramite l’aria presente nei polmoni.

Etanolo

o alcol etilico, è la sostanza che, in ambito alimentare, sta alla base delle cosiddette bevande alcoliche in percentuali variabili.

Gradazione alcolica

E’ detta anche titolo alcolometrico, e definisce il volume di alcol, espresso in millilitri, presente in un decilitro di bevanda. Per esempio: un vino con gradazione alcolica pari a 12 contiene 12 millilitri di alcol su 100 ml di prodotto. Per essere precisi: secondo la Legge Italiana (articolo 12 del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992 n. 109, detto “legge alimenti”) per titolo alcolometrico si intende il numero di parti in volume di alcol puro alla temperatura di 20°C contenuta in 100 parti in volume del prodotto considerato alla stessa temperatura.

Hangover

o post-sbornia, è quell’insieme di sintomi che si possono presentare la mattina dopo una serata in cui sono state assunte grandi quantità di alcol.

Intossicazione

Stato patologico dell’organismo causato dall’azione di una sostanza tossica per natura o dosaggio. L’intossicazione da alcol si presenta in seguito all’ingestione di grandi quantità di alcol in un breve arco di tempo.

Neurotrasmettitori

Sono sostanze chimiche di cui si servono i neuroni per comunicare tra loro e trasportare informazioni per agire sulle cellule muscolari o per stimolare una risposta da parte delle cellule ghiandolari.

Poliabuso

Si intende l’utilizzo combinato di più sostanze psicoattive. Si distingue tra poliabuso simultaneo, cioè il consumo contemporaneo di due o più sostanze e poliabuso alternante, cioè il consumo intermittente di sostanze differenti con intensità e tempi diversi.

Ricaduta

È un fenomeno che si presenta quando una persona che ha una dipendenza consuma nuovamente la sostanza dopo un periodo di astinenza.

Sostanza psicoattiva

È una sostanza chimica con azione psicotropa, cioè capace di modificare lo stato psicofisico di un soggetto, il suo umore e le sue attività mentali, potendo agire su emozioni, ricordi, attenzione, percezione, coscienza, comportamento, abilità intellettive, capacità motorie, …
Alcune di queste sostanze sono legali, come ad esempio l’alcool, la caffeina e il tabacco, altre sostanze sono considerate illegali, come la cocaina, le anfetamine, l’hashish, l’LSD, l’MDMA,…, altre ancora vengono utilizzate a scopo terapeutico, come gli psicofarmaci, alcuni anestetici e antidolorifici.

haber

Tolleranza

Si intende quel fenomeno che avviene quando una data dose di sostanza non produce più lo stesso effetto a causa dell’uso continuativo, ma produce effetti minori. Per poter ottenere gli effetti desiderati la persona avrà bisogno di aumentare le dosi della sostanza.

Trigger
Unità alcolica

1 unità alcolica corrisponde a circa 12 grammi di etanolo

Una tale quantità è contenuta in una lattina di birra (330 ml), in un calice di vino di media gradazione (125 ml), o in uno shottino di superalcolico (40 ml).

In base alle attuali conoscenze scientifiche non è possibile raccomandare una quantità di alcol completamente sicura per la salute, quindi, in generale, diciamo che: meno bevo e meno rischio.

Le istituzioni sanitarie internazionali individuano livelli di “consumo a basso rischio” per la salute; attualmente, secondo le linee guida dell’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) e il Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), le quantità giornaliere considerate a basso rischio, assunte durante i pasti e mai a digiuno, sono: 

  • 1 unità alcolica per i giovani tra 18 e 21 anni, 
  • 1 unità alcolica per le donne
  • 1 unità alcolica per gli over 65
  • 2 unità alcoliche per gli uomini tra 21 e 65 anni

Il livello di rischio può essere influenzato da numerosi fattori individuali tra cui il genere e l’età, ma anche da particolari condizioni di salute, dall’eventuale assunzione di farmaci o da altri fattori individuali e dal contesto.

Uso

Assunzione consapevole di sostanze e in dosi contenute senza la manifestazione di sintomi da stato alterato.

Vasopressina

È l’ormone antidiuretico (ADH), un ormone prodotto dall’ipotalamo che regola l’equilibrio idrico dell’organismo controllando la quantità di acqua che viene eliminata dai reni.

FAI IL TEST

Un semplice test che ti aiuterà a capire che tipo di rapporto hai con l’alcol. È molto breve e occorre rispondere soltanto sì o no!

Curiosità dal mondo

In Scozia è vietato essere ubriachi mentre si accudisce una mucca o un cavallo. Per preservare l’incolumità di questi animali, se si viene sorpresi ubriachi mentre li si sta accudendo, si rischia una sanzione pecuniaria, o un periodo di carcerazione di alcune settimane.

Il titolo per il più grande paese consumatore di birra va alla Repubblica Ceca, dove ogni anno se ne bevono circa 188 litri pro capite, quasi una pinta a testa al giorno.

Il più antico birrificio ancora funzionante del mondo è l’Abbazia di Weihenstephan, in Germania, che iniziò a produrre birra nel 768 d. C. Il permesso di produrre birra e di venderla al pubblico però fu concesso solo 300 anni dopo, nel 1040.

Bolivia: alle donne sposate è consentito bere un solo bicchiere di vino nei locali pubblici. l’idea è che oltre a tale soglia potrebbero perdere i freni inibitori assumendo comportamenti impropri che metterebbero a rischio il matrimonio.

Inghilterra: vietato ubriacarsi al pub. Nel Paese con il più alto numero di pub e con una delle culture alcoliche più radicate, una legge del 1872 vieta di farsi trovare in stato di ebrezza in luogo pubblico, pub compresi: è chiaro che nella pratica viene raramente applicata.

In Norvegia, durante le elezioni, è vietato bere alcolici che abbiano una gradazione superiore al 4,75%. Questo per far sì che i Norvegesi rimangano lucidi e sobri, e che la loro capacità di voto non sia influenzata dalle alterazioni dovute all’alcol.

Per saperne di più

Attorno all’alcol circolano molte convinzioni diffuse: alcune sono radicate nella tradizione, altre nascono da abitudini sociali o da informazioni incomplete. Non sempre, però, queste idee corrispondono a ciò che sappiamo oggi dal punto di vista scientifico.

In questa sezione abbiamo raccolto una serie di domande e approfondimenti dedicati ai temi più comuni legati al consumo di alcol: effetti sull’organismo, falsi miti, comportamenti a rischio e credenze popolari. L’obiettivo è offrire strumenti semplici per comprendere meglio come l’alcol agisce sul corpo e quali siano le informazioni corrette per orientarsi con maggiore consapevolezza.

I contenuti proposti sono tratti dal progetto Aliseo Next To You e provengono dal sito ufficiale aliseonextoyou.it, che raccoglie materiali informativi e divulgativi dedicati alla prevenzione e alla promozione di comportamenti responsabili. Qui li proponiamo come percorso di lettura e approfondimento per chi desidera saperne di più su questi temi.

L'alcol ci rende più forti?

Quando si beve, soprattutto in contesti sociali, capita spesso di sentirsi più forti, quasi invincibili.

Questo perché, l’alcol è davvero subdolo e altera le nostre percezioni, fa sentire meno il senso di fatica e abbassa la soglia del dolore e il senso del pericolo e ci porta a sopravvalutare la nostra forza.

Ricordiamoci che l’alcol è una sostanza tossica per il nostro corpo. Quando assumiamo etanolo, il nostro organismo immediatamente si attiva per espellerlo. Cosa succede di preciso ai nostri muscoli? Vediamolo!

Innanzitutto l’alcol ha importanti effetti sul sistema nervoso centrale, come per esempio alterazioni nella contrazione muscolare, peggioramento dei riflessi, del tempo di reazione e delle capacità coordinative; infatti, compromette la coordinazione e dilata i tempi di risposta muscolare, quindi ci obbliga a metterci più tempo (e a fare molta più fatica!) sia per attivare i muscoli che per farli riprendere dopo uno sforzo.

Non dimentichiamoci inoltre che l’alcol è un vasodilatatore periferico, il che significa che il sangue si irradia sulla superficie del nostro corpo, e, creando problemi alla termoregolazione, provoca conseguenze come aumento del battito cardiaco, sudorazione eccessiva, crampi. E cosa fa il sangue quando succede tutto questo? Corre in soccorso dei distretti in difficoltà, abbandonando i muscoli che così hanno meno forza e meno resistenza.

Come se non bastasse, l’assunzione di alcol tende a disidratare il corpo, ed è chiaro come sudare e fare esercizio fisico in condizioni di scarsa idratazione non sia una scelta particolarmente salutare.

Quindi… No, l’alcol non migliora la prestazione fisica, anzi, la peggiora notevolmente, e compromette i tempi di recupero dopo lo sforzo.

Dopo una partita con gli amici, o una corsa, o un allenamento che si conclude con una serata in compagnia, bere una birra per il gusto di berla, perché ci piace, non va demonizzato! Bisogna però avere in mente che non ha alcuna finalità di tipo salutistico: idratarsi non significa ingerire una bevanda che contiene etanolo, tossico per l’organismo!

Fa freddo? Mi scaldo con i superalcolici

Dopo aver assunto bevande alcoliche spesso si ha una sensazione di calore che pervade il nostro corpo: vampate di caldo, arrossamento cutaneo…Ma è davvero così? Bere alcolici aiuta a scaldarsi?

NO! Questa sensazione è illusoria, l’alcol è un vasodilatatore periferico.

Cioè? Ci fa percepire un calore che è solo momentaneo e localizzato a livello cutaneo, dovuto alla dilatazione dei vasi sanguigni superficiali che fa aumentare la quantità di sangue che circola sotto la pelle. In questo modo il sangue fluisce verso le estremità del corpo (mani, viso e piedi), la pressione del corpo si abbassa e il calore si disperde all’esterno facendo sì che la temperatura interna si abbassi rapidamente e che i nostri organi interni, che hanno bisogno di stare al caldo, ne risentano.

Al contrario, per proteggersi dal freddo, il nostro corpo ha bisogno di attivare la vasocostrizione, grazie alla quale i vasi sanguigni si restringono, la circolazione sulla superficie cutanea rallenta e il flusso di sangue si sposta verso gli organi interni diminuendo la dispersione di calore verso l’esterno.

È perciò ancora più pericoloso assumere alcol quando le temperature sono basse perché c’è il rischio di ipotermia. Inoltre, l’abbassamento della temperatura corporea, produce uno stato di torpore e sonnolenza aumentando il rischio di congelamento.

Il bombardino sulle piste da sci, o il vin brulè in alta montagna, possono essere una piacevole coccola per la nostra socialità, ma non potranno mai sostituire una maglietta termica o un caldo giaccone!

Inoltre… quando usciamo dai locali e dalle discoteche in inverno, un po’ bevuti e accaldati, ricordiamoci di mettere il cappotto: i nostri organi interni ce ne saranno grati!

Buon vino fa buon sangue

È un proverbio caro alla nostra tradizione, quante volte lo abbiamo sentito dire dai nostri nonni? Ma non solo: è un detto dalle origini antichissime, e pare sia una forma moderna del latino “vinum bonum laetificat cor hominis“ che tradotto significa “il vino allieta il cuore degli uomini”.

Sul significato di questa espressione il dibattito è ancora aperto.

Secondo alcuni il detto fa riferimento alle proprietà medicinali del vino, in particolare, ai suoi effetti benefici per il cuore: nell’antichità, infatti, si credeva che il vino fosse un vero e proprio elisir curativo, tanto da essere raccomandato per alleviare determinati dolori o combattere alcune malattie. Secondo altri studiosi, invece, il modo di dire va interpretato con un’accezione metaforica: in questo senso, il vino allieta, cioè rasserena, rende felice e allegro, l’uomo.

Dall’espressione latina nasce quindi la credenza popolare che noi tutti conosciamo, ovvero quella secondo cui il vino buono favorisce la circolazione sanguigna e la salute del cuore.

Recentemente, da uno studio di un team inglese, è emerso che nei semi dell’uva sono presenti delle sostanze, dette procianidolici, che agendo da vasodilatatori pare favoriscano l’elasticità dei vasi sanguigni con effetti positivi sulla circolazione del sangue.

Altri studi hanno sottolineato le proprietà benefiche per l’apparato cardiovascolare di una sostanza conosciuta come resveratrolo, presente soprattutto nelle bucce delle uve a bacca rossa. Tuttavia, quel che è importante sottolineare, è che vista la bassa concentrazione di resveratrolo nel vino, per ricavarne dei benefici bisognerebbe berne talmente tanti litri che i possibili effetti benefici si scontrerebbero con gli effetti negativi derivanti da un consumo eccessivo di alcol. Inoltre, molte ricerche utilizzano chicchi di uva che, erroneamente, i media associano al consumo di vino; ma è proprio la presenza dell’alcol a pregiudicare l’assorbimento della molecola benefica.

I dati disponibili non sono per nulla favorevoli, considerando che i possibili effetti antitumorali richiedono almeno un grammo al giorno di resveratrolo, pari alla dose contenuta in ottanta litri di vino

Dott. Silvio Garattini, Farmacologo

… davvero un po’ eccessivo!

L'alcol si beve ma...è un alimento?
L’alcol alimentare (sebbene il nome possa ingannare) in realtà NON è UN ALIMENTO!

Per essere considerato tale infatti, dovrebbe contenere nutrienti utili al nostro corpo (come proteine, grassi e carboidrati).

L’alcol alimentare (alcol etilico o etanolo) presente in diversa concentrazione nelle bevande alcoliche è una sostanza che deriva dalla fermentazione degli zuccheri contenuti nella frutta oppure degli amidi di cui sono ricchi cereali e tuberi.

L’assunzione di alcol, pur liberando una notevole quantità di energia, non fornisce alcun nutriente utile all’organismo, che metabolizza questa sostanza con l’unico scopo di neutralizzarla ed eliminarla e non in funzione delle proprie esigenze organiche. L’etanolo, perciò, nonostante l’elevato potere energetico, non ha alcuna valenza dal punto di vista nutrizionale, anzi: è una sostanza tossica per l’organismo, e, come tale, può provocare danni a molti organi tra cui in particolare il fegato.

Quando l’apporto di alcol è elevato, il fegato non riesce a smaltire l’eccesso di etanolo e riversa in circolo anche l’acetaldeide, un’ulteriore sostanza tossica per l’organismo, responsabile dei malesseri che vengono avvertiti dopo aver ingerito sostanze alcoliche come mal di testa e nausea.

Amari e digestione...quale alleanza?

Concludere un pasto con caffè e amaro è parte integrante della tradizione italiana in tema di cucina. Tutti quegli amari, liquori e distillati alle erbe comunemente chiamati anche “digestivi”, però, più che facilitare la digestione, la rallentano.

Il sapore amaro dato da alcune erbe contenute nei liquori potrebbe trarre in inganno e dare la sensazione di favorire la digestione.

E se è vero che queste erbe possono aiutare il sistema digestivo se consumate in infusi e tisane, l’elevata quantità di alcol contenuta nei liquori e nei superalcolici ne annulla gli effetti benefici.

Infatti, l’assunzione di alcol rallenta lo svuotamento gastrico e l’etanolo è un forte irritante per lo stomaco in quanto esercita un’azione lesiva sulle pareti di stomaco e intestino, provocando infiammazioni acute o croniche come le gastriti; in caso di problemi gastrici, infatti, la prima raccomandazione è quella di eliminare gli alcolici.

Il fatto che i liquori ci vengano venduti come “digestivi” ha a che fare con logiche di mercato, che spesso fanno leva proprio sulle false credenze che fanno parte della nostra tradizione.

Attenzione allora: il punto non è rifiutare di bere un amaro a fine pasto, ma accettare di consumarlo per gusto, per piacere conviviale, ma rimanendo consapevoli che no, non ci aiuterà a digerire!

Bevo per dimenticare ma...dimentico o non ricordo?

È entrato nel nostro immaginario culturale quotidiano pensare che quando si sta male, quando si sta affrontando una delusione, oppure quando siamo attanagliati da brutti ricordi o pensieri negativi, l’alcol possa aiutare a spegnere questi pensieri e affogare sentimenti ed emozioni, per aggirare il dolore.

Alterando la percezione della realtà, e in virtù del suo effetto sedativo, l’alcol è in grado di modificare le nostre emozioni, e magari, per qualche istante, riesce davvero ad attenuare quel sentimento di profonda tristezza che possiamo provare a fronte di situazioni spiacevoli. La funzione dell’oblio, relativa a fatti ormai accaduti e memorizzati, che si realizza nell’immediato durante l’ubriachezza, è però soltanto transitoria.

Infatti, l’alcol non ci fa dimenticare quello che ci fa stare male, provoca solo dei blackout.

Ci fa dimenticare solo quello che accade durante l’intossicazione da alcol, e non quello che è successo prima.

Cosa sono i blackout?

I blackout correlati all’alcol sono lacune nella memoria relative agli eventi che si sono verificati durante l’intossicazione. Queste lacune si verificano quando un soggetto beve alcol in quantità sufficiente da bloccare temporaneamente il trasferimento dei ricordi da un deposito a breve termine a uno a lungo termine, noto come consolidamento della memoria. Possono manifestarsi in chiunque beva alcol, indipendentemente dall’età o dal livello di esperienza con il consumo, e non dipende solo dalla quantità di etanolo assunta, ma anche dalle condizioni pisico-fisiche della persona.

Esistono diversi tipi di blackout.

Il più comune è chiamato blackout frammentario ed è caratterizzato da ricordi discontinui degli eventi e da periodi di vuoto. Il più grave è l’amnesia completa o blackout in blocco che riguarda un periodo di tempo più lungo durante il quale non si formano i ricordi degli eventi e non possono essere recuperati in nessun modo.

Quindi… posso percorrere lunghe distanze in auto senza esserne pienamente consapevole, intrattenere conversazioni apparentemente normali senza poi averne alcuna coscienza, oppure risvegliarmi in un luogo senza ricordare come ci sono arrivato (con tutti i rischi che ne derivano!), ma il dolore che deriva da un evento spiacevole, come può essere un insuccesso scolastico o lavorativo, la fine di una relazione, un litigio con una persona importante, un lutto… beh, quello non si dimentica. Anzi, berci su potrebbe non fare altro che interrompere il naturale e necessario processo di elaborazione di un dolore, ritardandone la “digestione”.

E il giorno dopo la sbronza quel dolore torna, più forte di prima, forse anche aggravato dal potere deprimente dell’alcol, dalla nausea e dal mal di testa, e ci obbliga a farci i conti.

Alcol e guida: quali conseguenze?

Leconseguenze sarannodiverse in base al tasso alcolemicoche risulterà al cosiddetto alcol test e sono determinate dall’art. 186 del Codice della Strada.

Le sanzioni di natura penale si applicano nel caso in cui ci sia ipotesi direato, chesi configura solamente nel momento in cui la persona ha un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l; sotto questa soglia scatta solamente lasanzione amministrativa.

Ecco quindi quali sono leconseguenze civili e penalia cui si va incontro se si risulta positivi all’alcol test al momento della guida:

Tasso alcolemico < 0,5 g/l
Nessuna sanzione se la persona ha più di 21 anni di età, più di 3 anni di patente, e non è soggetta a restrizioni specifiche rispetto alla guida di particolari autoveicoli (trasporto di persone, ambulanze,…).

Tasso alcolemico tra 0,5 g/l e 0,8 g/l
Sanzione amministrativa con conseguentesanzione pecuniaria compresa tra i 532 euro e i 2.127 euro, più la sospensione della patente di guida da 3 a 6 mesi e la perdita di 10 punti patente.

Tasso alcolemicotra 0,8 g/l e 1,5 g/l
Sanzione amministrativa e sanzione penale, più sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno, arresto fino a 6 mesi, perdita di 10 punti patente. C’è ipotesi di reato, quindi è prevista lareclusione fino a 6 mesi, ed è prevista unasanzione pecuniaria compresa tra gli 800 euro ed i 3.200 euro.

Tasso alcolemico> di 1,5 g/l
Sanzione amministrativa e sanzione penale, più sospensione della patente da 1 a 2 anni (in caso di recidiva nel biennio successivo scatta la revoca), perdita di 10 punti e confisca del veicolo. C’è ipotesi di reato, quindi è prevista lareclusione da 1 a 2 anni, ed è prevista una sanzione pecuniaria compresa tra i 1.500 euro ed i 6.000 euro.

Qualora il guidatore in stato di ebbrezzaprovochi un incidente
Le sanzioni sono raddoppiate ed è disposto il fermo amministrativo del veicoloper 180 giorni.

Quando l’infrazione è commessanella fascia oraria dalle ore 22 alle 7
Le sanzioni aumentano da un terzo alla metà.

Per i conducenti dietà inferiore a 21 annie i per conducenti nei primi tre anni dal conseguimento della patente di guida (cosiddetti ‘neopatentati’) il limite del tasso alcolemico èzero, vale a dire che non possono guidare dopo aver assunto bevande alcoliche, anche se in modica quantità.

Per i conducenti dietà inferiore a 21 anni con tasso alcolemico tra 0 e 0,5 g/l
Multa da 168 a 672 euroe la perdita di 5 punti patente.

Per i conducenti dietà inferiore a 21 anni con tasso alcolemico> di 0,5 g/l
Le sanzioni aumentano da un terzo alla metà e ladecurtazione dei punti è raddoppiata.

Ma… e cosa succede se sono in bici? O in monopattino?

Beh, non ti piacerà sapere che si è sanzionabili anche se si guida in stato di ebbrezza una bicicletta o un monopattino! Infatti, il Codice della Strada prevede che rientrino nella definizione diveicolianche i velocipedi, cioè i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare.

Bicicletta e monopattino sono quindi veicoli a tutti gli effetti, e pertanto i conducenti devono rispettare tutte le regole comportamentali previste dal codice stradale, compreso il divieto di porsi alla guida in stato di alterazione per l’assunzione di sostanze alcoliche oltre i limiti consentiti, nonostante non sia necessaria la patente per condurli.

L’unica differenza rispetto alla guida di auto e moto sta nel fatto che per la guida in stato di ebbrezza in bicicletta o in monopattino non è prevista la sospensione della patente e, quindi, nemmeno la perdita dei punti; sono però confermate le sanzioni di tipo amministrativo e penale.

E se sono minorenne? Se non ho la patente ma sono alla guida di una bicicletta, o di un monopattino, e ho bevuto… cosa mi succede?

Nulla di buono… vediamolo! E ricordiamoci che degli illeciti dei minori ne rispondono i genitori o il tutore.

Per i conducenti dietà inferiore a 18 anni con tasso alcolemicotra 0 e 0,5 g/l
Divieto di conseguire la patente di guida di categoria B fino ai 19 anni.

Per i conducenti dietà inferiore a 18 anni con tasso alcolemico> di 0,5 g/l
Divieto di conseguire la patente B sale fino ai21 anni.

Questo per ricordarci che le nostre scelte, prese con leggerezza, possono avere conseguenze anche sul futuro!

Per ulteriori approfondimenti e chiarimenti leggi l’articolo 186 del Codice della Strada

Alcol e dieta vanno d'accordo?

Le calorie che si assumono bevendo alcolici sono dette “vuote” in quanto non associate a nessun nutriente utile per l’organismo.

A differenza di carboidrati, grassi e proteine, l’alcol ha uno scarsissimo indice di sazietà: non sostituisce dunque le calorie di altri alimenti, ma ne aggiunge solo delle altre, aumentando il grasso viscerale (quello della pancia) e riducendo la massa magra dei muscoli; quindi sì: fa ingrassare!

Come se non bastasse, l’alcol impedisce anche di bruciare calorie e grassi, perché il fegato è troppo impegnato a smaltire l’etanolo e non può occuparsi d’altro.

Ma qual è l’apporto energetico dell’etanolo?

La cosiddetta “gradazione alcolica” corrisponde alla percentuale in volume di alcol contenuto in una bevanda.

Facciamo un esempio: un litro di vino con una gradazione del 10% vol contiene 100 ml di alcol, il peso specifico dell’alcol è inferiore a quello dell’acqua, e pari a 0,79 g/cm3; 100 ml di etanolo corrispondono dunque a 0,79 g/cm3, 100 ml = 79 g di alcol. Considerando che 1 g di etanolo fornisce circa 7 Kcal, un litro di vino con una gradazione alcolica del 10%vol fornisce 79 g, 7 Kcal/g = 553 Kcal…un apporto calorico superiore a quello fornito da 150 g di pasta.

Ecco perché se volete intraprendere una dieta, nessun nutrizionista, nessun dietologo, vi dirà mai di assumere alcolici in serenità!
Alcol e sessualità

Siamo sempre stati portati a credere che l’alcol aumenti l’eccitazione e il desiderio sessuale e che bere un po’ ci aiuti nelle relazioni.

Fin dall’antichità, l’alcol è utilizzato come afrodisiaco soprattutto per le sue proprietà disinibenti e ciò è senz’altro vero, se assunto in piccole dosi: siamo meno insicuri, più aperti, euforici e rilassati, più disinibiti e più facilitati nell’approccio con l’altro. L’alcol, infatti, riduce le inibizioni e gli stati ansiosi favorendo l’espressione del desiderio e dell’eccitazione: può addirittura farci vedere le altre persone più attraenti! https://atlasbetr.com

In verità però, a livello biologico, l’alcol ha un’azione inibitoria sulla funzione sessuale e diminuisce la sensibilità in entrambi i sessi. Come?

Nei maschi, in particolare, l’alcol può causare difficoltà a ottenere e mantenere un’erezione, mentre le femmine possono sperimentare una riduzione della lubrificazione vaginale, riscontrare più difficoltà nell’ottenere un orgasmo o avere orgasmi meno intensi.

Per un maschio, bere troppo alcol per un lungo periodo di tempo può portare ad una vera e propria impotenza: sia il consumo cronico che l’intossicazione acuta da alcol inibiscono la produzione di testosterone nei testicoli. Una quantità di etanolo pari a 1,5 g per kg di peso corporeo (per intenderci: poco più di 1 litro di vino, per una persona di 70 Kg) è infatti in grado di ridurre la produzione di testosterone del 23-27%. Tale effetto, che si verifica nell’arco di un’ora dall’assunzione, perdura per oltre 24 ore.

Attenzione però: se è vero che l’alcol silenzia le nostre insicurezze relazionali, dobbiamo sapere che silenzia anche quel campanello che ci mette in guardia dai rischi per la salute e per la vita sessuale!

Fare sesso dopo aver bevuto molto può portare a sottovalutare i rischi e le conseguenze di un rapporto non protetto, può spingere a prendere decisioni non appropriate o non troppo pensate, arrivando anche ad acconsentire ad avance indesiderate e a comportamenti sessuali rischiosi, a fraintendere le intenzioni dell’altro, con l’eventualità di incorrere in abusi e molestie.

Immagine: A. Novena, A. Benecchio, G. Lunardi, M. Gianella, M. Ingoglia – Liceo Artistico “M. Buniva” – Pinerolo – incontri di sensibilizzazione Aliseo a. s. 2021/2022

Come l'alcol altera l'umore

L’alcol è una sostanza psicoattiva, cioè?

È in grado di modificare il funzionamento del cervello, e bastano davvero solo due drink per “confondere” il nostro cervello!

Le sostanze psicoattive sono composte da agenti chimici che producono alterazioni di alcune funzioni biologiche e psicologiche, generando delle modificazioni emotive, cognitive, sensoriali e comportamentali.

Com’è possibile allora che non sia vero che ci rende più felici? A chi non è capitato di sentirsi euforico e di buon umore dopo qualche bicchiere?Eppure…

L’iniziale sensazione di euforia e disinibizione è tanto breve quanto effimera.

Questo perché l’alcol è una sostanza deprimente, non eccitante: il fatto che ci rallegri si deve ai meccanismi inibitori sul cervello, proprio in ragione del suo effetto sedativo. Bere, dunque, non regala vera felicità, piuttosto allevia lo stress, rende più estroversi e facilita la connessione sociale. Questo succede perché l’alcol modifica il funzionamento della dopamina, un importante neurotrasmettitore coinvolto nei circuiti di gratificazione e motivazione, che, aumentando la sua presenza nella sinapsi, produce iperattività ed euforia.

Alterando la percezione della realtà, quando assunto, l’alcol riduce le capacità di giudizio e di critica, quindi ci rende meno disposti ad accettare osservazioni e a confrontarci con gli altri; agisce sui centri cerebrali che sono coinvolti nell’aggressività e, ostacolando l’azione di controllo della corteccia prefrontale, abbassa le inibizioni che normalmente ci aiutano a tenere sotto controllo gli impulsi aggressivi. Ecco perché quando alcune persone bevono troppo possono diventare aggressive, irascibili, e talvolta addirittura violente nei confronti di altre persone, favorendo situazioni di scontro e di conflitto.

È altrettanto vero, però, che non per tutti è la stessa cosa: gli effetti conseguenti all’assunzione di bevande alcoliche non sono sempre identici: le emozioni vengono alterate con effetti diversi da persona all’altra, e anche sulla base del momento e del contesto in cui ci si trova.

Per meglio comprendere questo, possiamo fare riferimento al “Triangolo di Zinberg”, che ci dice che gli effetti delle sostanze psicoattive dipendono da tre fattori interdipendenti: DRUG (composizione della sostanza, dosaggio), SET (caratteristiche individuali: peso corporeo, funzionamento dell’organismo, genere, salute fisica e mentale), SETTING (situazione in cui avviene il consumo: presenza di altri consumatori e/ persone di fiducia, assunzione in solitudine o in compagnia). La relazione tra questi tre elementi esercita un’influenza decisiva sugli effetti e sui rischi ma anche sull’evoluzione dei consumi e sulla possibilità o meno di sviluppare una dipendenza.

Vomitare aiuta a smaltire?

L’alcol è una sostanza tossica per il nostro organismo. Vomitare dopo aver assunto una quantità eccessiva di alcol è il modo più naturale che il corpo ha per sbarazzarsi delle sostanze dannose.

Quando si beve alcol, il fegato lo trasforma in acetaldeide, un composto tossico che viene a sua volta trasformato in acetato e smaltito tramite le urine. Il fegato però può elaborare solo una certa quantità di acetaldeide in un lasso di tempo, pertanto, se in eccesso, il corpo la espelle vomitando.
Questo, quando avviene in modo naturale, può alleviare il dolore allo stomaco e potrebbe ridurre gli effetti nocivi dell’alcol, ma solo se avviene subito dopo averlo ingerito.

Tuttavia, i rischi quando si vomita dopo aver bevuto alcol superano di gran lunga i possibili benefici: si può incorrere in effetti collaterali anche gravi. Infatti, se indotto, il vomito potrebbe danneggiare la gola e l’esofago; oppure, a causa dei riflessi rallentati a seguito di una massiccia assunzione di alcol, si rischia persino di soffocare perché il nostro corpo non è in grado di sostenere gli sforzi. Ecco perché indurre il vomito in qualcuno che ha bevuto troppo non è mai una buona idea e può rivelarsi anche molto pericoloso!

Ricordati che se dopo aver bevuto avverti gli effetti dell’alcol sul tuo corpo e sul tuo cervello soprattutto, significa che l’alcol ingerito è già entrato in circolo nel flusso sanguigno.

Vomitare ti consente di espellere solo ciò che hai nello stomaco, ma non ha nessun effetto sull’alcol che è già stato assorbito dall’organismo: per quello ci vuole solo tempo e… pazienza!
L'alcol aiuta ad addormentarsi, ma...

Chiunque abbia bevuto alcolici in orario serale ha sperimentato una sensazione di rilassamento e sonnolenza che senza dubbio ha aiutato ad addormentarsi più rapidamente e persino a dormire in modo più profondo durante la prima parte della notte.

È vero: l’alcol aiuta ad addormentarsi, poiché agisce come sedativo sul sistema nervoso centrale e rallenta l’attività cerebrale, alleviando lo stress e generando sonnolenza.

Quando si beve, magari anche tanto, si cade immediatamente in un sonno apparentemente profondo, che però è tutt’altro che ristoratore e di certo non garantisce una notte riposante e un risveglio piacevole.

Ma cosa avviene esattamente?

Quando beviamo, la fase REM, la fase in cui si sogna e che assicura il riposo, viene alterata, interrotta o eliminata del tutto: questo, oltre a farci sentire assonnati ed esausti il giorno successivo, provoca mal di testa e ci rende decisamente nervosi e suscettibili.

Insomma, la qualità del riposo è decisamente compromessa dall’alterazione di questa fase del sonno.

Ma non solo: circa 90 minuti dopo essersi addormentati, il corpo inizierà a cercare di espellere l’alcol, che riconosce come una tossina, attraverso i reni e la vescica, e la produzione di urina aumenterà notevolmente, anche a causa dell’inibizione dell’ormone antidiuretico. Andando in bagno con frequenza si eliminano degli elettroliti fondamentali per il nostro organismo, e il continuo andirivieni porta inevitabilmente ad una terribile notte di sonno leggero e continuamente interrotto, facendoci sentire sfiniti e disidratati al mattino.

Inoltre, il consumo eccessivo di alcol può anche causare apnee notturne più frequenti e prolungate del solito, facendoci quindi russare.

Questo avviene perché, avendo l’alcol un effetto sedativo e miorilassante,riduce il tono muscolare nelle vie aeree superiori e comporta un eccessivo rilassamento dei muscoli della gola, che crea maggiore resistenza durante la respirazione e non permette all’aria di fluire uniformemente.

In generale possiamo dirci che eliminare l’alcool è un lavoro stressante per il corpo e questo può rendere meno riposante il sonno: mentre l’etanolo viene metabolizzato, possono verificarsi alcuni cambiamenti nel corpo e nel cervello che possono causare risvegli frequenti e un sonno più disturbato, che può manifestarsi con un’eccessiva sudorazione, vampate di calore, ansia e persino incubi.

In ogni caso, comunque, una bella dormita è quel che serve per riprendersi da una serata alcolica. Anche se, a dire il vero, occorrono dai 2 ai 3 giorni perché il corpo si riprenda completamente da una notte di bevute e di sonno scadente.

Durante questo tempo la capacità di pensare e ricordare è limitata e le energie fisiche sono piuttosto basse: insomma, facciamo molta più fatica anche a fare cose molto semplici!

È vero...le donne si ubriacano più facilmente

Da sempre si dice che le donne si ubriacano più facilmente degli uomini, e che, pur bevendo la stessa quantità di vino del fidanzato o dell’amico, reagiscono in modo diverso. https://online.sultann.bet

Beh, in questo caso non è un discorso sessista fondato su falsi pregiudizi: se l’alcol dà più facilmente alla testa, infatti, non è colpa né dell’educazione, né tantomeno dell’abitudine.

L’organismo femminile ha una capacità dimezzata, rispetto a quella maschile, di smaltire l’alcol ingerito.

Questa differenza dipende dal fatto che la donna presenta una massa corporea inferiore rispetto all’uomo, minor quantità di acqua corporea e meno efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol, proprio a causa della carenza dell’enzima epaticoalcol deidrogenasi.

A pari quantità di bevande alcoliche, quindi, corrisponde un livello di alcolemia maggiore: ecco allora che sì, le donne di ubriacano più facilmente!

In Italia, le linee guida nutrizionali, dettate anche dall’OMS, raccomandano che una donna adulta e in buona salute non superi mai un consumo giornaliero di1 unità alcolica perché si possa considerare un “consumo a basso rischio”, mentre per l’uomoil limite si alza a 2 unità alcoliche al giorno.

Molte donne riferiscono di consumare vino, birra, aperitivi alcolici, superalcolici, “moderatamente”, ma di fatto la moderazione è un concetto davvero discutibile e lo è ancor di più in riferimento all’organismo femminile, proprio per ragioni fisiologiche. Per questi motivi la donna è più a rischio nello sviluppare più rapidamente le complicanze derivate da un uso problematico.

Un discorso particolare va fatto per la donna in gravidanza, periodo in cui va evitato qualsiasi consumo di alcol.

L’etanolo, infatti, è in grado di attraversare la placenta e arrivare al feto a una concentrazione praticamente equivalente a quella della madre che ha assunto la bevanda alcolica. Il feto non è dotato di enzimi capaci di metabolizzare l’alcol e ne subisce gli effetti dannosi sia a livello cerebrale che sui tessuti in via di formazione. Tale azione negativa interferisce sui normali processi di sviluppo fisico, provocando malformazioni, ed intellettivo, causando ritardo mentale), in maniera più o meno grave in relazione ai livelli di consumo.
Pertanto, a causa di tale azione tossica, le donne che bevono abitualmente durante la gravidanza, anche dopo assunzione di dosi modeste, incorrono con maggior frequenza in aborti spontanei e sono esposte al rischio di partorire bambini prematuri e sottopeso.

Quanto è dissetante una birra fresca?

È capitato a tutti di concedersi qualche bicchierino in più e di trovarsi il giorno dopo con la classica arsura in bocca…. Ma cosa succede nel nostro corpo quando beviamo alcolici?

L’organismo umano è formato per almeno il 50%-60% da acqua e per mantenere questi livelli esistono ormoni come la vasopressina, detta anche ormone antidiuretico, che regola la quantità di acqua e sali minerali presenti nel corpo.

L’alcol interferisce con la produzione di vasopressina alterando i naturali equilibri e causando la perdita di acqua libera e dunque la produzione di un grande quantità di urine diluite.

Questo significa che assumendo alcolici aumenta l’espulsione di urine più di quanto si farebbe normalmente e così l’organismo, terminando le riserve idriche presenti, ha ancora più sete, oltre ad aver perso molti nutrienti essenziali come vitamine e sali minerali.

Tale meccanismo è tanto più importante quanto più alcol si assume e può portare ad una forte disidratazione di cui però ci si accorge con parecchie ore di ritardo, quando l’alcol sarà stato metabolizzato e comparirà la sete del giorno dopo.

Un’ubriacatura, che è dovuta appunto all’ingestione di un’abbondante quantità di alcol, causa tipicamente la perdita di una grande quantità di urine ed è seguita da malessere e mal di testa, che sono dovuti proprio anche ad uno stato di disidratazione. Perché?

Dicevamo: quando l’alcol arriva al cervello blocca la produzione di vasopressina e si comincia ad eliminare, attraverso la pipì, più acqua di quanta se ne assorba. L’organismo reagisce mettendo in circolo tutta quella che trova, prendendola anche a prestito dal cervello, che di conseguenza si restringe, mentre la membrana che lo avvolge si deforma, e questo provoca il classico mal di testa del giorno dopo.

Ecco quindi perché l’alcol non disseta, affatto! Anzi, disidrata l’organismo, privandolo delle sue riserve d’acqua.

Per riuscire a mantenere una buona idratazione corporea ed evitare danni, anche se solo momentanei, al nostro organismo, l’assunzione di bevande alcoliche dovrebbe essere sempre alternata dall’assunzione di acqua, per mantenere quanto più possibile inalterato il bilancio idrico, ovvero all’equilibrio tra l’introito e la perdita di acqua.

Quindi, bere molta acqua prima di addormentarsi dopo una serata alcolica, contribuisce a ricostituire le scorte ed evita risvegli troppo dolorosi.

Inoltre, soprattutto durante la stagione calda, proprio quando l’assunzione di birra e freschi drink zuccherati è tipicamente più frequente, il nostro organismo subisce un ulteriore stress dovendo affrontare un’ulteriore perdita di liquidi a causa della sudorazione aumentata in seguito alle alte temperature. A maggior ragione allora, quando in estate siamo chiamati a partecipare ad aperitivi all’aperto e serate alcoliche in spiaggia… non dimentichiamoci di bere tanta, tanta, acqua!

L'alcol nella coppia

Nel rapporto di coppia molto spesso l’alcol causa problemi complessi, riuscendo ad insinuarsi fin nel profondo dell’intimità.

L’impatto del consumo eccessivo sulle relazioni può essere piuttosto dannoso, impattando su vari livelli: la fiducia, la stabilità, l’affetto, le aspettative, l’impegno, i valori condivisi e il rispetto.

Il bere eccessivo è spesso legato alla co-dipendenza nelle relazioni e talvolta al comportamento violento, sia verbale che fisico. Il deterioramento nelle coppie spesso deriva da litigi, trascuratezza, problemi intimi e sessuali, infedeltà o, peggio, episodi di violenza.

Un consumo problematico di alcol altera in modo significativo la personalità di un individuo e, di conseguenza, può renderlo irriconoscibile e molto diverso dalla persona che era prima che iniziasse a bere.

Chi beve in modo problematico tende ad essere sempre più ritirato, spesso per paura, vergogna o senso di colpa; può cominciare a nascondere cose al partner, come dove va, con chi trascorre il tempo e cosa fa durante il giorno. Via via le bugie tendono a diventare più elaborate e nel tempo ciò comprometterà la fiducia reciproca.

La fiducia è essenziale per una relazione sana e funzionante e, una volta danneggiata, può essere difficile da riparare. Spesso può portare a sentimenti di paura e gelosia e, poiché una corretta comunicazione è impossibile senza onestà, entrambe le persone potrebbero iniziare a sentirsi sole ed isolate, aumentando i sentimenti di tristezza e risentimento.

Quando la persona è sotto effetto dell’alcol o quando beve in maniera continuativa, la sua mente è pericolosamente alterata. La scarsa percezione del rischio e del limite, la sovrastima delle proprie capacità, accompagnata però ad un senso di insicurezza profondo, causano delle vere e proprie alterazioni psichiche, più o meno temporanee, tra cui emerge in modo significativo la gelosia patologica nei confronti del/della proprio/a partner, il quale/la quale si ritrova a dover gestire accuse continue e inverosimili circa la propria presunta infedeltà. La gelosia può accompagnarsi anche ad atti di violenza e a idee di tipo paranoideo; i pensieri persecutori, uniti al venir meno della capacità di giudizio, possono essere alla base di comportamenti come lo stalking, o di condotte aggressive vere e proprie.

Inoltre, vediamo come molto spesso chi si lega ad una persona con dipendenza da alcol è animato dalla speranza di riuscire a cambiare il partner, di salvarlo.

Quante volte abbiamo sentito parlare del “complesso della crocerossina”, che vede la donna dedicata a tentare di salvare il proprio partner, sopportando situazioni al limite, e finendo per trascurare se stessa? In queste situazioni, si nota come i propri bisogni vengano percepiti come di poco conto, non degni di attenzione e l’impegno e la cura siano focalizzati interamente sull’Altro.

Dinamiche relazionali di questo tipo hanno spesso origini antiche, e le radici si possono rintracciare in contesti famigliari dove questa donna era una bambina a cui veniva chiesto di non disturbare, di mettere da parte i propri bisogni e di crescere in fretta, per sostituirsi a un genitore o per salvare un membro della famiglia, magari proprio con una dipendenza da alcol o sostanze.

L'alcol in famiglia

L’alcolismo è considerata una malattia familiare perché ha conseguenze più o meno gravi su tutti i membri della famiglia.

Nelle famiglie in cui vi è una persona che si approccia all’alcol in maniera problematica, infatti, il dialogo e la comunicazione sono spesso difficili e ciò può portare a numerosi conflitti, incomprensioni e litigi, talvolta anche violenti.

Spesso l’alcol assume un ruolo talmente centrale nella propria vita che si rischia di tralasciare i compiti inerenti la famiglia e il rapporto di coppia.

In queste famiglie insorgono quindi numerose difficoltà relazionali e comunicative, sia tra gli adulti che tra gli adulti e i bambini: spesso i genitori perdono il loro ruolo di guida e di sostegno per i figli perché presi dall’alcol o dalla volontà di far smettere di bere il partner.

Spesso si cerca di nascondere la situazione, e per paura del giudizio altrui, ci si allontana dalla famiglia e dagli amici, tendendo ad isolarsi a causa della vergogna. La quotidianità diventa così pesante e faticosa ed emozioni come rabbia, rancore e sensi di colpa circolano all’interno della famiglia, danneggiandone le relazioni e i singoli membri.

Vivere e crescere con un genitore che beve è estremamente difficile e il dolore non scompare magicamente quando si cresce: molti figli di alcolisti sperimentano problemi e sofferenze per tutta la vita.

Il bere problematico di un genitore può influenzare un figlio ancora prima che nasca. Si sa che durante la gravidanza non bisogna assumere alcolici, perchè, com’è noto ormai da tempo, è molto pericoloso per il bambino: il feto non è in grado di metabolizzare l’alcol, che intossica il suo sistema nervoso e altri organi, danneggiandoli. Alcune delle conseguenze possono essere future difficoltà di apprendimento, di attenzione, di memoria, iperattività e discontrollo degli impulsi, oltre a conseguenze ancora più gravi per la salute psicologica e fisica.

Anche se le famiglie sono tutte diverse, i figli di alcolisti condividono spesso una serie di esperienze comuni.

Fin da piccoli non hanno avuto la possibilità di sperimentare relazioni sane in quanto i genitori spesso negano di avere un problema e si rifiutano di affrontare le responsabilità e l’impatto del loro problema. Questi bambini, questi ragazzi, tendono a sentirsi responsabili, credendo che il comportamento del loro genitore sia in qualche modo colpa loro. Questo, oltre ad alimentare intensi vissuti di colpa, può portarli a cercare, senza successo, di “aggiustare” la situazione, costringendoli ad assumere ruoli di controllo e di cura. Spesso assumono comportamenti e responsabilità da adulti: non vivono la propria età e si prendono cura fisicamente e psicologicamente degli adulti da cui dovrebbero essere sostenuti e aiutati.

Questo porta i ragazzi a dimenticare e ad annullare i propri bisogni e desideri e a diventare precocemente saggi e maturi.

La vita a casa è caotica per i bambini e per i ragazzi che crescono in famiglie dove l’alcol è presente in modo problematico: le risposte sono incoerenti e le regole vanno e vengono. L’imprevedibilità porta questi bambini a crescere sentendosi fuori controllo e senza possibilità di sperimentare dei limiti: imparano a stare in guardia per qualunque possibile segno di pericolo, vivendo in uno stato d’ansia costante che prosegue anche nell’età adulta.

Durante l’adolescenza questi ragazzi spesso abbandonano la scuola oppure hanno un rapporto problematico con essa poiché la vita familiare rende difficile studiare e mantenere la mente concentrata.

Tendono, inoltre, a diventare molto impulsivi e ad avere difficoltà relazionali avendo difficoltà a sviluppare legami stretti e la tendenza ad avvicinarsi a partner dipendenti e a creare relazioni tossiche.

Con il passare degli anni si sviluppa nei figli dei bevitori un forte bisogno di dipendenza affettiva e contemporaneamente la tendenza a distruggere i legami sui quali tentano di appoggiarsi: incontrano spesso difficoltà nel dare espressione equilibrata ai propri impulsi e nell’imparare a reagire ai sentimenti di rabbia che derivano da situazioni frustranti.

Questi ragazzi presentano livelli di autostima molto bassi e lamentano una forte insicurezza nel proporsi all’altro, sia dal punto di vista fisico che caratteriale. Molti sono più attenti alle esigenze dell’altro piuttosto che alle proprie e non sanno dare il giusto spazio ai propri bisogni e desideri, sentendosi spesso in colpa se provano a manifestarli.

Le emozioni e i pensieri che si sono presentati nell’infanzia possono ripresentarsi nell’età adulta, dove la persona fatica a trovare relazioni sane, si comporta in modo irregolare, fa scelte sbagliate e ha un’immagine di sé negativa.

Esistono inoltre importanti differenze legate al genere: le figlie femmine sembrano risentire maggiormente di una madre bevitrice, piuttosto che di un padre, e presentano più facilmente disturbi emotivi piuttosto che un consumo eccessivo di alcol; quando è il padre ad avere un problema con l’alcol, le ragazze tendono a comportarsi secondo il modello materno, unendosi spesso a uomini che bevono molto e oscillando tra un rifiuto totale dell’alcol e un bere eccessivo. I figli maschi tendono a presentare le medesime modalità di comportamento aggressivo e violento di un padre bevitore, compreso il consumo alcolico.

Diventa fondamentale poter affrontare questo trauma per non ricreare all’interno del suo nuovo nucleo familiare quello che si è vissuto in passato.

Il grande problema di queste esperienze infantili così intense, è che imprigionano la persona nella ripetizione di modalità relazionali disfunzionali, tossiche, dove le relazioni future ricalcano il modello di quelle passate: è questa la famosa “coazione a ripetere”.

Ecco allora l’importanza di prendersi cura di quella sofferenza: è legittimo sentirsi autorizzati a condurre la propria vita senza sentirsi incastrati in un rapporto troppo accudente con un genitore bisognoso, che limita le possibilità di sperimentarsi al di fuori della famiglia, per crescere e diventare individui autonomi e separati.

Se si è cresciuti con un genitore alcolista non si può cambiare il passato, ma nel profondo, c’è una ferita che, prima o poi, dovrà essere curata.
Alcol e guida: che succede?

Mediamente un’unità alcolica (12 grammi di alcol) determina un’alcolemia di 0,2, ma tale livello è soggetto ad una estrema variabilità individuale.

Le donne, per esempio, proprio per le ridotte capacità enzimatiche, possono raggiungere 0,5 g/l di alcolemia anche con poco più di un bicchiere di vino, una birra, o un aperitivo alcolico, per cui devono porre maggiore attenzione in previsione di porsi alla guida di un qualsiasi veicolo.

La probabilità di incidente cresce in maniera esponenziale all’aumento del tasso alcolemico: secondo le statistiche, il rischio di avere un incidente stradale con 0,5 g/l di alcolemia alla guida è 5 volte maggiore rispetto alla possibilità di averlo senza aver bevuto; con una alcolemia di 1,5 g/l il rischio è 30 volte maggiore; e così via.

Ogni conducente può essere sottoposto ad un accertamento da parte delle forze dell’ordine della quantità di alcol che ha consumato attraverso uno strumento chiamato etilometro, che misura la concentrazione di etanolo nel sangue attraverso l’aria espirata.

Lo stato di ebbrezza sarà dimostrato qualora il limite legale di alcolemia venga superato in base a due misurazioni consecutive effettuate in un intervallo di cinque minuti.

Sebbene il metabolismo dell’alcol sia un processo complesso e non sia possibile stabilire a priori una corrispondenza netta tra quantità di alcol assunta e tempo necessario allo smaltimento, indicativamente possiamo dirci che prima di mettersi alla guida di un qualunque veicolo, è indispensabile aspettare almeno due ore per ogni bicchiere di bevanda alcolica consumato.

Occorre, a questo riguardo, sfatare alcuni miti che circolano soprattutto riguardo alla possibilità di ritardare l’assorbimento dell’alcol, fregare l’alcoltest ed evitare di essere beccati con una alcolemia elevata.

Iniziamo con il rispondere ad uno dei quesiti più gettonati: È possibile rifiutare di sottoporsi all’alcool test?

Sì, è possibile, ma il conducente non ne trae alcun beneficio. Anzi, per chi si rifiuti di sottoporsi all’alcool test è prevista la massima tra le sanzioni penali previste: il rifiuto costituisce reato e la sua condotta viene equiparata a quella di chi viene trovato con il tasso alcolemico più alto. (articolo 186, comma 7, Codice della Strada).

Veniamo ai modi creativi con cui ci si immagina di poter alterare il risultato di un alcoltest.

Bere latte, mangiare mentine, liquirizia, cipolle, uova o patate crude, aggiungere zucchero alle bevande, fare i risciacqui con il collutorio, non modifica né l’assorbimento, né gli effetti tossici dell’alcol. Il tasso alcolemico è dato dalla percentuale di etanolo nel sangue, quindi intervenire a livello di stomaco o di igiene orale è completamente inutile.

L’unico rimedio per evitare il raggiungimento dello stato di ebbrezza o di non idoneità alla guida è non bere o bere in modo molto moderato, rispettando i limiti consentiti e soprattutto i tempi di smaltimento da parte del nostro organismo: solo il tempo ha la virtù di farci tornare completamente sobri.

Vediamo cosa succede alla guida quando beviamo.

Alcolemia di 0,2 g/l

I riflessi sono disturbati e leggermente rallentati; aumenta la tendenza a guidare in modo più rischioso e ad agire in modo imprudente a causa di una riduzione della percezione del rischio e una sovrastima delle proprie capacità.

Alcolemia di 0,4 g/l

Le capacità di vigilanza ed elaborazione mentale rallentano; le percezioni sono distorte ed i movimenti vengono eseguiti più bruscamente, anche a causa della difficoltà di coordinazione.

Alcolemia di 0,5 g/l

Il campo visivo si riduce e si perde progressivamente la visione laterale, pertanto diventa più difficile fare riferimento allo specchietto retrovisore e controllare le manovre di sorpasso; contemporaneamente si verifica la riduzione del 30-40 % della capacità di percezione degli stimoli sonori, luminosi e uditivi e della conseguente capacità di reazione.

Alcolemia di 0,6 g/l

I movimenti e gli ostacoli vengono percepiti con notevole ritardo e la visione laterale è fortemente compromessa.

Alcolemia di 0,7 g/l

I tempi di reazione e la coordinazione sono fortemente compromessi

Alcolemia di 0,9 g/l

Sono compromessi: l’adattamento all’oscurità, la capacità di valutazione delle distanze, degli ingombri, delle traiettorie dei veicoli e delle percezioni visive simultanee (per esempio di due veicoli se ne percepisce solo uno).

Alcolemia di 1 g/l > EBBREZZA franca e manifesta

Marcata euforia e disturbi motori che rendono precario l’equilibrio. La capacità di attenzione è fortemente alterata, con livelli di capacità visiva minima e tempi di reazione assolutamente inadeguati, maggior tendenza alla distrazione e incapacità di valutazione della posizione del veicolo rispetto alla carreggiata. Le percezioni luminose sono più intense e possono essere la causa determinante della perdita completa di un controllo già precario. Le percezioni sonore vengono avvertite con ritardo accentuato e in maniera inefficace.

Alcolemia >1 g/l

Lo stato di euforia viene sostituito da uno stato di confusione mentale e di totale perdita della lucidità con conseguente sonnolenza.

Q

Come gestire una serata senza alcol

Possono esserci infinite ragioni per voler trascorrere una serata fuori senza aver piacere di consumare alcolici, e tutte quante sarebbero valide e insindacabili. Ma allora perché è così difficile sostenere questa posizione con gli amici? E perché l’idea di passare una serata sobria può sembrarci così strana?

La verità è che spesso ci si rende conto che, pur non essendo dei grandi bevitori, l’alcol è davvero un compagno nelle nostre serate, un vero e proprio “lubrificatore sociale”.

Prova a pensare a quante sono state le uscite in compagnia che non contemplavano un bicchiere di qualcosa: nelle occasioni sociali l’alcol è eternamente presente, e che sia un bicchiere o molti di più tendiamo a darlo piuttosto per scontato.

In molti locali e discoteche tutto ruota intorno all’alcol: se non si è particolarmente disinvolti, chiacchierare con sconosciuti, ballare e divertirsi, non è così immediato, e non fare quello che ci sembra più naturale per scioglierci un po’ ci fa sentire un po’ sguarniti.

Il punto è che non ci si accorge dell’onnipresenza dell’alcol nella nostra vita finché non tentiamo di escluderlo, di fare senza.

Se le tue serate fuori sono sempre state accompagnate da un drink, se gli amici ti hanno visto bere in qualche occasione e ora hai deciso di non farlo più, ti chiederanno sempre e comunque per quale motivo non ti va, e questo tipo di domanda può facilmente trasformarsi in un’insistenza poco piacevole.

Spesso, se rifiuti l’offerta di un drink l’altra persona chiede perché non vuoi bere qualcosa di alcolico, nonostante, chiaramente, il motivo non sia affar suo.

Purtroppo, non è così immediato svincolarsi da questa richiesta e può capitare che qualunque risposta possa rendere l’interlocutore ancora più invadente, dando il via ad altre domande: “Perché hai smesso? Non ti senti bene? Sei incinta?…”, e ad altre insistenze: “Eddai, solo uno! Almeno un bicchiere! Un brindisi, che sarà mai? Mica ti devi ubriacare!…”.

Insomma, comunque tu risponda alla domanda “perché?”, non sarà mai abbastanza, e l’insistenza può diventare fastidiosa: ci si sente quasi sotto interrogatorio, come se non bere alcolici non fosse normale, come se si nascondesse un segreto da provare a svelare.

Spiegare agli amici le ragioni della scelta di non bere, anche solo per una sera, è davvero una grande scocciatura: molti non ci credono, altri hanno la tendenza a prenderla larga e a minimizzare.

Ricordati comunque che, in caso di insistenza di qualunque genere, è l’altro a essere maleducato e in difetto, non tu, e pertanto sei assolutamente giustificato a rispondere a tono!

Ma veniamo al dunque: se il tuo obiettivo è non bere e le persone con cui ti trovi non sono così disposte ad accettare un tuo legittimo no, o semplicemente non hai piacere di condividere questioni personali, occorre puntare alla riduzione del danno. Accampare scuse non è mai una buona strategia, ma forse qui ci può aiutare a tagliare corto e ad uscire da una situazione che rischia di metterti a disagio: e allora si può dire che sei sotto antibiotici e non puoi mischiarli con l’alcol, che ti devi alzare presto il giorno dopo, che devi fare le analisi del sangue, che hai avuto problemi di stomaco e sei in lenta ripresa,… qualunque cosa pur di portarti a casa l’obiettivo che ti sei dato: non bere.

Qualche consiglio per apprezzare le tue serate analcoliche:

  • Circondati di persone con cui puoi sentirti libero di essere come sei e sereno nel sostenere una posizione, anche se va controcorrente;
  • Frequenta locali con musica che ti piace davvero e dove ti senti più a tuo agio: ti sarà più facile lasciarti andare e avere voglia di ballare senza la spinta dell’alcol;
  • Ci sono un sacco di drink analcolici, non solo l’acqua. E magari qualcuno di questi ti stupirà!
  • Pensa a quanto puoi risparmiare in una serata e “reinvesti” quel denaro per farti un regalo, comprati qualcosa che ti piace, o che ti serve.
  • Se non vuoi che tutti siano interessati al fatto che non bevi, preparati qualche risposta facile da dare in caso di fastidiose insistenze e trova altri argomenti di conversazioni, magari più entusiasmanti. Sii ironico!
Q
Q